Il Subacqueo è un filosofo stoico ?

Il subacqueo è un filosofo stoico? Ripercorriamo le radici della filosofia classica per capire cosa spinge un subacqueo ad immergersi. Per comprendere le sue responsabilità e per conoscere le sue reazioni di fronte alle emergenze. Perché siamo, e saremo sempre, subacquei apprendisti.

Chi è appassionato di subacquea al punto di farne uno stile di vita ha una valida ragione per alzarsi la domenica mattina alle 5:30 e percorrere 200 km per un tuffo di 60’ al massimo?

É importante quindi rinvenire i motivi più profondi che spingono il subacqueo stoico a soddisfare, quello che diventa col tempo, un bisogno urgente e tangibile.

Quale potrebbe essere il motivo per cui ci si immerge in un elemento che, di fatto, non è quello naturale dell’uomo?

Sarà forse la voglia di bellezza, di continue e meravigliose scoperte, di profondità o ancora, di superare i propri limiti sia fisici che mentali? 

Il subacqueo è un filosofo stoico

La famosa “rigenerazione del subacqueo”

Queste sono ragioni più che valide, nonché legittime, per innamorarsi della subacquea. Ma quella più significativa e ricorrente, rileva un fenomeno un po’ strano che potremmo chiamare la “Rigenerazione del subacqueo”! O meglio, la rigenerazione del subacqueo stoico.

Quante volte, dopo un’immersione, sento i miei buddy esclamare: “mi sento rigenerato”!

A pensarci bene, anch’io ogni qualvolta che ho la possibilità di stare sott’acqua, mi sento “rigenerata” ovvero priva, finalmente, di tutte quelle piccole cose che nuocciono alla mia serenità.

Ma perché avviene tale rigenerazione?

Penso che, innanzitutto, dipenda da tutto ciò che può influenzare negativamente la vita di una persona. Ansia, frustrazione, paura, delusione, rabbia, insoddisfazioni o traumi passati. Tutta roba che lasciamo in superficie una volta immersi sott’acqua. 

Siamo un po’ tutti dei subacquei filosofi…

Pertanto, partendo da questo presupposto, sono giunta alla conclusione che, noi subacquei, siamo un po’ tutti filosofi (più o meno consapevolmente e ciascuno con una diversa intensità …!).

Seguiamo più particolarmente i principi filosofici di tre grandi Stoici romani: Seneca, Epitteto e Marco Aurelio.

Filosofia significa “amore per il sapere” e svolge un’indiscussa, quanto insolita funzione di “ospedale delle anime”. 

Il suo obiettivo è di analizzare e valutare le cose che pensiamo con coerenza ma anche con forza di persuasione. Prendersi cura dell’anima propria o altrui significa essere saggio, giusto, coraggioso e soprattutto temperato. Queste caratteristiche raffigurano, per gli stoici, le virtù cardinali dell’uomo buono

Il subacqueo è un filosofo stoico
Il subacqueo stoico può controllare la sua mente

Essi sostengono che non possiamo controllare il mondo, ma possiamo controllare la nostra mente cioè i nostri giudizi sugli eventi intorno a noi.

In effetti, trascurare l’elaborazione dei nostri giudizi può essere molto pericoloso in quanto le nostre emozioni sono proprio il prodotto dei giudizi che formuliamo.

La buona notizia è che possiamo avere il controllo di quest’ultimi e di conseguenza del nostro modo di reagire ai fenomeni esterni intorno a noi. 

Ad esempio, Seneca descrive l’ira e la gelosia in termini di pazzia temporanea, giacché questi vizi possono compromettere in un attimo, la mente di chi si lascia trascinare da loro; di contro, ci vorrà molto più tempo per ritrovare calma e lucidità. 

Allo stesso modo, quando percepiamo un’ingiuria nei nostri confronti, abbiamo già formulato, attraverso le nostre emozioni non controllate, un giudizio che genera una reazione negativa e dannosa per noi stessi. 

Epitteto afferma che: “chi ti offende, non è colui che ti disprezza o ti colpisce bensì il tuo giudizio di valore; in realtà, è l’altro a danneggiarsi da solo mediante una condotta contraria a quella dell’uomo buono.”

Il subacqueo è un filosofo stoico
Non siamo scogli insensibili

Ovviamente, non siamo “scogli insensibili”!

É del tutto normale sentirsi nervosi, scossi, eccitati o spaventati. Ma occorre allenarsi a mantenere il controllo di queste emozioni naturali ed intrinseche all’essere umano. Poiché siamo noi stessi responsabili delle stesse e sono gli avvenimenti esterni che non dipendono da noi.

È esattamente grazie a quest’ultima considerazione che ho ricollegato la subacquea con la filosofia degli Stoici, risalente al I e II secolo d.C. È per questo che dico che il subacqueo è un filosofo stoico.

Difatti, la pratica di tale attività, soprattutto se si tratta di subacquea tecnica, richiede la padronanza di tanti parametri al fine di salvaguardare la propria incolumità fisica nonché quella dei compagni di immersione.

Le responsabilità nei confronti delle attrezzature

Innanzitutto, siamo responsabili della nostra attrezzatura e del modo in cui l’assembliamo. Occorre procedere ai successivi controlli dell’attrezzatura sia a terra che in acqua: quantità di aria disponibile, verifica personale delle miscele di gas usate, corretto funzionamento degli erogatori, del gav e di ogni altro componente che porteremo con noi (computer, torcia, maschera, SMB) ed infine concludere con la Procedura S.

Dopo ogni immersione occorre sciacquare accuratamente ogni componente con acqua dolce, ponendo attenzione a non fare entrare acqua nel primo stadio se non è munito di valvola di sicurezza ed assicurarsi della corretta asciugatura prima di riporre il tutto al riparo di ogni potenziale danno.

Inoltre, le regole della comunità subacquea e la normativa di tale attività prevede la manutenzione annuale degli erogatori presso un centro certificato che seguirà un piano completo al fine di garantirne il buono stato e il perfetto funzionamento.

Il subacqueo è un filosofo stoico
Le responsabilità degli altri

Dal canto suo il titolare del centro di immersione deve fornire ai suoi clienti l’atto scritto che prevede gli obblighi contrattuali reciproci tra le parti riguardo allo svolgimento dell’immersione presso il centro, l’informativa ad essa relativa nonché quella legata alla privacy. Egli deve inoltre accertarsi dei brevetti di cui dispone un nuovo subacqueo onde evitare di proporgli un’immersione che non corrisponde alla sua preparazione.

Le responsabilità verso di noi

Il subacqueo, al fine di garantire la tutela e l’integrità della sua salute, deve essere in buone condizioni fisiche e mentali e non presentare patologie redibitorie alla pratica subacquea.

Molti incidenti da decompressione cosiddetti “immeritati” sono riconducibili ad un’alterata forma fisica del subacqueo. L’età superiore ai 50 anni, il fumo, il colesterolo alto, la pressione arteriosa superiore alla norma e il Body Mass Index costituiscono fattori di rischio.

La responsabilità di rimanere informati

Tuttavia, credo sia importante sottolineare che un buon subacqueo, il subacqueo filosofo stoico, è consapevole che non si può fare a meno di rivedere regolarmente quanto già appreso e tenersi sempre aggiornato

Infatti, chi vuole raggiungere la padronanza delle Science del Diving deve studiare! 

Si pensi ad esempio, alle perplessità legate alle soste profonde (deep stop), sorte qualche anno fa, che hanno generato la loro ridefinizione. 

Riguardo alle immersioni più profonde di 30 metri, diversi studi scientifici hanno dimostrato che è preferibile evitare le soste di decompressione profonde, al fine di evitare un fenomeno di sovrasaturazione prolungato. 

Inoltre, gli studi attuali ci inducono a privilegiare la decompressione utilizzando miscele di fase che agevolino la desaturazione del gas inerte e prevedere la maggior parte del tempo di decompressione a quote più vicine alla superficie.

http://www.ocean4future.org/savetheocean/archives/51197

I nostri tre cervelli

Tornando ai nostri Stoici, non è necessario negare o reprimere le proprie emozioni, in quanto sarebbe un gran peccato Bisogna piuttosto provare a non lasciarle emergere in modo sproporzionato e ad usarle nel modo giusto. 

Ormai, è stato provato scientificamente che il nostro cervello presenta una struttura tripartita ovvero è formato di tre parti sovrapposte: rettiliana, limbica e il neocervello.

Nel caso trattato oggi, dati sperimentali e clinici hanno dimostrato che il cervello rettiliano è la sede delle emozioni (paura, rabbia, tristezza, pessimismo, vergogna) che fa sorgere i nostri istinti atavici di autoconservazione e sopravvivenza.

È la parte del cervello la cui fiducia va conquistata per poter poi relazionarsi con gli altri due cervelli. È quello che si occupa della “prima impressione” ed è molto sensibile ad immagini o situazioni di grave pericolo, perciò, ha pochissimo tempo per decidere. Il cervello rettile tende a cercare pericoli intorno a noi, quindi si spaventa facilmente, con l’obiettivo specifico di proteggerci e farci sopravvivere.

https://www.neuroscienze.net/il-cervello-uno-e-trino/

Quando usciamo dalla “comfort zone”

Di conseguenza, quando avviene, sotto acqua, improvvisamente, una situazione di pericolo, ovvero una situazione di avversità, la prima cosa da tenere in mente è che ciò era prevedibile: avvenimenti esterni fanno parte del nostro quotidiano soprattutto quando ci avventuriamo fuori dalla famosa “comfort zone”! 

Ogni evento non è buono o cattivo in sé, basta non precipitarsi, nella fretta, a formulare giudizi avventati, accettando e affrontando al meglio delle nostre capacità e con calma la situazione.

Seneca andava oltre queste considerazioni. In primo luogo, invitava i suoi allievi ad accogliere le sventure come cose che ci possono giovare perché l’uomo di valore tratta tutte le avversità come un’opportunità per rafforzarsi poi attraverso l’analogia con i soldati dell’antichità, spiegava che l’incontro con l’avversità è un segno distintivo di chi ha un carattere virtuoso: come un generale impiegherà i suoi soldati migliori per le impresi più difficile, Dio manderà le sfide più dure agli uomini più abili e valenti.

https://www.filosofico.net/stoici.html

Il subacqueo apprendista

Ebbene, già nell’antichità greca era noto che l’uomo è un eterno apprendista, abbiamo sempre qualcosa da scoprire o imparare dagli altri e dalle situazioni in cui ci troviamo: la bellezza celata nell’ignoto nonché il progressivo apprendimento rende, senza nessun dubbio, la nostra vita più ricca nella quotidianità.

Quando ci immergiamo dobbiamo avere la consapevolezza dei nostri limiti ma soprattutto dobbiamo tenere in mente che potrebbe capitare un caso fortuito da affrontare con calma, ragionevolezza e temperanza.

Siamo totalmente responsabili di ciò che accadrà, nel bene e nel male.

Non è impresa facile ma, di sicuro, ci si può lavorare e migliorare nel tempo.

Un costante allenamento, lo studio e il confronto con subacquei preparati costituiscono gli elementi necessari ad affrontare qualsiasi situazione.

Alla luce di tutto ciò, appare che si tratti semplicemente essere in grado di SCEGLIERE, così come lo si fa nella vita di tutti giorni: siamo responsabili delle nostre scelte, giuste o sbagliate, e vanno affrontate con determinazione. Perciò, adesso, tutti al lavoro!

Nb: Mi sembra giusto ringraziare il mio trainer Tony che, in occasione di una lezione teorica del corso “Diver Stress and Rescue”, attraverso la sua esperienza e grande saggezza, ha ispirato quest’articolo.

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