Le quattro motivazioni del subacqueo

Le quattro motivazioni che spingono un subacqueo ad entrare nella comunità subacquea, ad immergersi nelle profondità marine o lacustri, ad acquistare l’attrezzatura necessaria.

Che cosa spinge un individuo ad entrare a far parte della comunità subacquea? Ad indossare una bombola ed immergersi nelle profondità marine o lacustri? Ad investire del denaro per acquistare tutta l’attrezzatura necessaria?

E soprattutto, che cosa lo spinge a prendere in mano un manuale, a rimettersi a studiare e a superare delle prove di abilità ed un esame per conseguire una certificazione che lo abiliterà ad immergersi a determinate profondità?

O, peggio ancora, che cosa lo spinge ad affrontare centinaia di chilometri in autostrada per raggiungere il mare? Magari per un’immersione, al massimo due? Per rientrare a casa in serata, magari con il traffico del week end e magari con la prospettiva di alzarsi il mattino successivo per andare in ufficio?

Le quattro motivazioni del subacqueo

La motivazione

La motivazione è l’espressione dei motivi che inducono un individuo a compiere una determinata azione. Da un punto di vista psicologico può essere definita come l’insieme dei fattori che spingono un individuo verso una meta, un obiettivo.

La motivazione è determinata da due elementi. Il primo è dato dalle competenze, che rappresentano ciò che l’individuo è in grado di fare. Il secondo dai valori personali, che rappresentano il nucleo di idee che guidano l’individuo nelle cose che comunemente svolge.

Questi due elementi fungono da tramite per determinare la spinta motivazionale in un processo d’azione. La spinta motivazionale a sua volta è innescata quando l’individuo avverte un bisogno o uno squilibrio tra una situazione attuale e una situazione desiderata. La motivazione mi spinge ad agire, a soddisfare il mio bisogno e ripristinare un equilibrio.

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La piramide dei bisogni di Maslow

Nel 1954 lo psicologo Abraham Maslow propose un modello motivazionale dello sviluppo umano basato su una “gerarchia di bisogni”. Cioè una serie di “bisogni” disposti gerarchicamente in base alla quale la soddisfazione dei bisogni più elementari è la condizione per fare emergere i bisogni di ordine superiore.
Alla base della piramide ci sono i bisogni essenziali alla sopravvivenza mentre salendo verso il vertice si incontrano i bisogni più immateriali. Partendo dalla base della Piramide Motivazionale (o dei Bisogni) ci sono:

  • i bisogni FISIOLOGICI: fame, sete, sonno, termoregolazione, ecc. Sono i bisogni connessi alla sopravvivenza fisica dell’individuo. Sono i primi a dover essere soddisfatti a causa dell’istinto di autoconservazione;
  • i bisogni di SICUREZZA: protezione, tranquillità, prevedibilità, soppressione preoccupazioni e ansie, ecc. Devono garantire all’individuo protezione e tranquillità;
  • i bisogni di APPARTENENZA: essere amato e amare, far parte di un gruppo, cooperare, partecipare, ecc.; Questa categoria rappresenta l’aspirazione di ognuno di noi a essere un elemento della comunità;
  • i bisogni di STIMA: essere rispettato, approvato, riconosciuto, ecc. L’individuo vuole sentirsi competente e produttivo;
  • i bisogni di AUTOREALIZZAZIONE: realizzare la propria identità in base ad aspettative e potenzialità, occupare un ruolo sociale, ecc. Si tratta dell’aspirazione individuale a essere ciò che si vuole essere sfruttando le nostre facoltà mentali e fisiche.

Mentre i bisogni fondamentali, una volta soddisfatti tendono a non ripresentarsi, i bisogni sociali e relazionali tendono a rinascere con nuovi e più ambiziosi obiettivi da raggiungere.
Ne consegue che l’insoddisfazione, sia sul lavoro, sia nella vita pubblica e privata, è un fenomeno molto diffuso che può trovare una sua causa nella mancata realizzazione delle proprie potenzialità. Per Maslow, infatti, l’autorealizzazione richiede una serie di caratteristiche di personalità, competenze sociali e capacità tecniche.

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La pratica subacquea e la piramide dei bisogni

La subacquea è una pratica particolare che racchiude caratteristiche tipiche sia di un’attività sportiva che di una ricreativa.

Il bisogno di sicurezza

All’apparenza sembra molto strano cercare sicurezza e tranquillità praticando un’attività estrema. In un ambiente nel quale non siamo stati progettati per vivere, dove abbiamo la percezione di non poter respirare autonomamente. In una realtà dove non possiamo esercitare normalmente le nostre esperienze sensoriali, nella quale il nostro corpo subisce delle pressioni e delle trasformazioni decisamente forti.

Però, per molti subacquei, il silenzio, la percezione del ritmo respiratorio e la mancanza di gravità favoriscono uno stato di rilassamento, di calma e di concentrazione. Uno stato che favorisce sicuramente la diminuzione dello stato d’ansia o di paura.

Una situazione che ricade sicuramente come una ricerca di soddisfazione dei bisogni attinenti alla ricerca della sicurezza e tranquillità.

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Il bisogno di appartenenza

Chi di noi non ha mai iniziato un’attività ricreativa senza aver considerato l’aspetto positivo di fare nuovi incontri, nuove amicizie?

Il gruppo ha assunto un valore molto importante anche nell’ambito subacqueo da quando si è trasformato da una passione elitaria ad un’attività collettiva e diffusa.

Le attività dei diving center, dei circoli cittadini e delle scuole subacquee sono, man mano, diventate altamente aggreganti. Il proliferare di momenti sociali di incontro, di condivisione e di apprendimento dimostrano come anche l’attività subacquea soddisfi il bisogno di appartenenza. Con l’annessa individualizzazione di un leader e di un gruppo al cui interno identificarsi.

I simboli classici dell’affiliazione, come le magliette, gli stemmi, i gruppi Facebook e l’espressione di un hashtag aiutano le persone a sentirsi parte di una comunità. La comunità subacquea, appunto.

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Il bisogno di stima

La proliferazione di certificazioni, di riconoscimenti e di brevetti di specialità nasce senza dubbio da un’esigenza di tipo commerciale. Dalla necessità di offrire delle nuove opportunità per legare a sé il consumatore.

Ma le ottime capacità di marketing delle principali didattiche subacquee hanno incontrato il successo del pubblico soprattutto perché hanno soddisfatto il bisogno di riconoscimento di bravura e di capacità del pubblico dei subacquei.

Il conseguimento di un brevetto, aldilà del riconoscimento del miglioramento delle competenze tecniche di un allievo, ha soprattutto una funzione di gratificazione sociale, di valorizzazione personale e di distinzione sia nei confronti dei suoi pari che nella grande cerchia delle sue conoscenze.

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Il bisogno di autorealizzazione

I termini carriera subacqueaed educazione continua, spesso rappresentate all’interno del materiale didattico, indicano una vera e propria sequenza di conseguimento di titoli e contribuiscono a formare una sorta di gerarchia nel mondo della comunità subacquea. Con un conseguente bisogno di miglioramento.

Quando un’attività sportiva è di tipo agonistico, l’autorealizzazione può avvenire attraverso una vittoria, un punteggio, una classifica od un record.

In una attività non agonistica come la subacquea in genere si tende a sostituire questi valori. Ad esempio con la quantificazione del risultato attraverso il raggiungimento di determinate profondità, di minori consumi di quantità d’aria contenuta all’interno delle nostre bombole o semplicemente nel numero di immersioni fatte durante la nostra carriera.

Oppure, per chi si è autorealizzato raggiungendo il livello più alto nella gerarchia, nel numero di certificazione rilasciate.

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La passione

Oltre il vertice della piramide di Maslow c’è la passione, quel senso di innamoramento verso qualcosa che lo rende unico.

Vuol dire “fare qualcosa con l’anima, con la creatività, con l’amore”.

Vuol dire mettere qualcosa di noi stessi dentro le cose che facciamo.

Ecco, alla fine penso che questo sia il senso ultimo del perché ci immergiamo.

Penso che, aldilà di tutte le motivazioni che ci hanno portato in piscina e a studiare dei manuali, la passione sia l’unica risposta a tutte quelle domande che ho posto all’inizio.

Ma questa sarà un’altra storia…

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