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L’importanza di avere un compagno di immersione mi è stata raccomandata sin dalla prima volta che ho provato a respirare sott’acqua aria compressa, tra le piastrelle azzurre nella profondità delle acque clorate della “Piscina Valmessa” di Villardora, una trentina di chilometri ad ovest di Torino.
Da quella serata memorabile, ininterrottamente per cinque giovedì sera, a ricordarmelo ci ha pensato la voce dello speaker del video relativo alla lezione del corso Open Water Diver.
Poi, finalmente, ho avuto il mio primo vero compagno!
Ad esser sinceri, come giusto che fosse per me, subacqueo etero sessuale, era una compagna. Ed il destino volle che fosse pure più giovane di me ed addirittura molto carina.
Ci eravamo conosciuti tra i banchi della scuola (subacquea) ed insieme provammo che cosa significa aver freddo, immergendoci a dicembre, con una muta umida spessa 5 millimetri, nelle acque gelide della Cala degli Inglesi, a Portofino. Ero così eccitato che saltai la sosta di sicurezza.
Rimasi veramente folgorato da questa esperienza, al punto che iniziai a bruciare le tappe e a collezionare rapidamente brevetti e specialità.
Purtroppo, uno dei limiti che riscontrai in quel periodo fu quello che i circoli subacquei di una grande città, distante più di 200 chilometri dal mare, obbligavano i loro allievi a passare molte ore in piscina e troppo poche al mare.
La curiosità verso questa nuova avventura mi spinse presto a staccare il cordone ombelicale con il circolo subacqueo natio.

Iniziai ad andare al mare e a frequentare i diving center da solo e fu così che per molti anni e per molte immersioni ebbi compagni occasionali, conosciuti sul tubolare di un gommone e mai più rivisti dopo il tuffo.
Ho tantissimi ricordi di fantastiche immersioni ma, nella maggior parte dei casi, non ricordo in compagnia di chi mi fossi immerso.
Fortunatamente, ad un certo punto della mia avventura subacquea, Benny, uno dei miei più cari amici di gioventù, da tutti chiamato lo Zio, mi chiese informazioni perché anche lui aveva deciso di imparare a fare il subacqueo. Si appassionò talmente che ben presto la subacquea divenne il suo quasi unico scopo di vita.
Questa folgorazione gli costò un pezzo di vita sociale dal momento che molti amici non lo volevano più frequentare perché parlava solo di pesci e perché era sempre abbronzato, visto che viaggiava come un matto.
Per me però fu una manna. Finalmente avevo trovato un compagno di immersione con il quale condividere la mia passione. Avevamo più o meno la stessa età, nessuno dei due aveva una relazione affettiva stabile ed entrambi eravamo liberi professionisti. Insomma, avevamo tutte le caratteristiche giuste per andarcene spesso in giro per il mondo o semplicemente a Santa Margherita Ligure nel weekend.

Io e Benny decidemmo anche di diventare istruttori subacquei. Fu a quel punto che le nostre strade si separarono.

Per molto tempo smisi di avere un compagno di immersione perché io ero diventato l’angelo custode dei subacquei che scendevano in acqua accompagnati da me.
Dopo essere transitato nel mondo della subacquea tecnica, oggi mi immergo con un rebreather. E condivido questa esperienza con un team di amici con i quali abitualmente mi immergo.

Abbiamo competenze simili, la stessa voglia di crescere, di sperimentare e di provare nuove avventure. Abbiamo tempo da dedicare alle nostre passioni e analoghe possibilità economiche.

Trovare un buon compagno di immersione è una gran fortuna e soprattutto è una condizione basilare per continuare ad immergersi con continuità e regolarità dopo aver staccato il cordone ombelicale con l’istruttore o con il circolo subacqueo nel quale si è cresciuti.

Quali sono le caratteristiche giuste per trovarlo?

  1. L’esperienza:
    Un buon compagno di immersione deve avere più o meno la stessa nostra esperienza subacquea. A meno che non si sia affetti dalla sindrome del buon samaritano, a nessuno di noi piace dover fare sempre da chioccia al nostro buddy. Non è bello dover controllare che abbia montato correttamente la propria attrezzatura, ricordarsi la sua pesata corretta, accertarsi che abbia con sé pinne e maschera prima di salire in barca o peggio verificare che abbia aperto la bombola prima di entrare in acqua.
  2. La vicinanza:
    Sarebbe meglio se il nostro compagno di immersione vivesse vicino a noi. Lo potremo vedere la sera per una birra mentre parliamo del nostro ultimo tuffo o mentre pianifichiamo il prossimo. Potremo partire insieme in auto per andare al mare dividendoci i costi del viaggio. Se lui ha un’auto con un bagaglio più grosso della nostra allora abbiamo fatto bingo.
  3. Le abitudini:
    Il buon compagno di immersione ha le nostre abitudini e il nostro stile di vita. Se viaggiamo insieme a lui dobbiamo ricordarci che oltre al tempo passato sott’acqua c’è quello passato fuori, che purtroppo è maggiore. Accertiamoci che il nostro buddy sia anche un buon compagno di viaggio. È uno schifo condividere del tempo con una persona che ha voglia di uscire quando noi abbiamo voglia di restare in camera a riposare o a cui basta un panino quando noi vogliamo invece cenare a base di pesce.
  4. Le passioni:
    Il buon buddy condivide le nostre passioni. A molti di noi è capitato di immergersi con un compagno che fa fotografie. Si passa il tempo ad aspettarlo e le poche volte che interagisce con noi lo fa per chiederci di fargli da modello. Chissà quante volte vi siete imbattuti in un compagno logorroico che vi ha raccontato tutto su quella spugna che voi avete guardato con noncuranza o che vi ha recensito alla perfezione qualsiasi tipo di erogatore.
    Ecco, se fate fotografie immergetevi con un altro fotografo, se amate smisuratamente la biologia marina andate sott’acqua con uno che almeno sia interessato alla materia e se siete maniaci dell’attrezzatura subacquea e di ogni novità che esce sul mercato accertatevi che anche il vostro compagno la pensi così. Altrimenti alla prima occasione vi accoltella.
  5. Lo stato civile:
    Non ci dobbiamo fidanzare con lui ma è meglio accertarsi che non abbia una moglie o una compagna (vale anche marito o compagno) che lo vuole sempre con sé. Sennò ci tocca passare la vacanza con uno che è sempre al telefono per fare “pucci pucci “con lei (vale anche con lui) o peggio ancora ci tocca raccattare sempre tutta l’attrezzatura al volo dopo le immersioni perché lui vuole (o deve??) essere a casa presto.
  6. Le possibilità economiche:
    È triste dirlo ma purtroppo i soldi fanno la felicità. La subacquea è un’attività piuttosto costosa. Non è roba da ricchi ma abbastanza. Quindi il nostro buddy deve più a meno avere il portafoglio rigonfio (o sgonfio) come il nostro. Il rischio è il volere ma non posso, ed è molto frustrante.
  7. Il lavoro:
    Il subacqueo di solito lavora poco. Non diciamolo troppo in giro ma tanto i nostri amici la pensano così. Dobbiamo trovare un compagno di immersione che possa anche lui lavorare poco. Che possa dire oggi non vado in ufficio perché vado al mare a fare l’Haven che in settimana c’è meno gente e si sta meglio. Che possa decidere di prendersi una settimana di ferie quando vuole perché con gli amici abbiamo organizzato di andare in Mar Rosso.

Ecco, trovare il compagno di immersioni ideale è difficile quanto trovare una fidanzata (o fidanzato) che ci sopporti. Forse il massimo sarebbe trovare una fidanzata che ci sopporti e che abbia voglia fare immersioni con noi.
E che abbia la nostra stessa esperienza subacquea, le nostre abitudini, le nostre passioni, le nostre possibilità ed il nostro tempo a disposizione.
Ce ne sono in giro?

👌

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