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IL SUB FIGO

Il Sub Figo: la specie più pericolosa del mare (e non è uno squalo)
Nel mondo della subacquea esistono creature affascinanti. Squali, razze, polpi mimetici, nudibranchi coloratissimi. Ma c’è una specie che li batte tutti in termini di impatto sull’ambiente — e quell’ambiente sei tu, mentre cerchi di goderti l’immersione.
Si chiama Sub Figo. E probabilmente ne hai già incontrato uno.

Come riconoscerlo

Il Sub Figo non spiega. Commenta. Non aiuta. Sentenzia.
Lo riconosci dal modo in cui guarda gli altri subacquei — con quella particolare espressione che dice tutto senza dire niente. Lo riconosci nei gruppi social di settore, dove ogni video di un principiante diventa un’occasione per far notare quanto lui saprebbe fare meglio. Lo riconosci a bordo barca, mentre analizza la pinneggiata degli altri con la stessa serietà con cui un critico d’arte analizza un Caravaggio.
Non sbaglia mai. O almeno, questo è ciò che trasmette.

Cosa c’è davvero dietro
Qui le cose si fanno interessanti — e un po’ scomode.
Quando una persona investe anni, soldi e fatica per diventare brava in qualcosa, quell’abilità smette di essere solo una competenza e diventa parte della sua identità. È un meccanismo psicologico documentato, noto come Social Identity Theory: tendiamo a definire chi siamo in base ai gruppi a cui apparteniamo.
Nel mondo sub funziona così: “Io sono un tecnico esperto. Lui è un principiante che alza sospensione.” Tradotto senza filtri: “Io sono qualcuno. Lui no.”
Per rafforzare questa percezione di sé, alcune persone ricorrono alla strada più corta: svalutare chi sta sotto. Non è sempre cattiveria pura e consapevole — spesso è un modo, decisamente rozzo, per sentirsi più sicuri del proprio valore. Quando qualcuno scrive “guarda come pinneggia male” in un commento pubblico, quello che sta comunicando davvero è qualcosa di molto più personale: “Ho bisogno di sentirmi migliore di qualcuno.”

Lo stigma pubblico: perché fa così male
Stigmatizzare un principiante in pubblico non è mai un gesto neutro. Di solito risponde a uno di questi bisogni:
Segnalazione di status — il messaggio implicito è “guardate tutti: io so come si fa.” Il giudizio pubblico è una performance, non una valutazione.
Costruzione di reputazione — apparire come esperto davanti a una platea, anche a spese di qualcun altro.
Insicurezza mascherata — chi è davvero solido nelle proprie competenze non ha bisogno di esibirle umiliando gli altri. Chi lo fa, spesso sta coprendo esattamente il contrario.
Dinamica di branco — il giudizio condiviso crea coesione di gruppo. “Noi siamo quelli bravi. Lui no.” È un meccanismo antico e potente, e funziona anche sott’acqua.

La notizia scomoda
Quelli davvero bravi stanno zitti. O, se hanno qualcosa da dire, lo dicono in privato — con rispetto, con il tono di chi vuole aiutare davvero e non di chi vuole fare bella figura davanti alla platea.
È una regola non scritta che vale in quasi tutti gli ambienti tecnici e sportivi: più qualcuno è competente, meno sente il bisogno di dimostrarlo a spese degli altri.

Una cosa da ricordare
Se oggi hai un assetto invidiabile, una pinneggiata fluida e mille immersioni in logbook, c’è stato un momento in cui non eri così. Un momento in cui anche tu alzavi sospensione, anche tu facevi fatica con l’erogatore, anche tu guardavi i sub esperti sperando di diventare bravo almeno la metà.
Umiliare un principiante non ti rende un esperto. Ti rende solo qualcuno che ha dimenticato com’era all’inizio.

Questo è il primo capitolo del Manuale del Sub Insopportabile — la serie che nessuno ha chiesto ma tutti stavano aspettando.