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Sono passati molti mesi dall’ultima volta che ho scritto un racconto di un’immersione subacquea nell’Area Marina Protetta di Portofino.
È il mio mare di adozione, nel quale mi sono immerso per la prima volta, nel quale mi immergo abitualmente.
Per il golfo del Tigullio non è un bel momento. Un paio di settimane fa si è scatenato un vero inferno. Raffiche di vento superiori a 150 chilometri orari e onde alte più di 10 metri hanno distrutto i porti e le strade. Il golfo di Rapallo è un cimitero di barche affondate o adagiate contro le rocce e sui pontili di ciò che è rimasto del porto Carlo Riva. Il piccolo borgo marinaro di San Michele di Pagana è stato completamente flagellato e i piccoli negozi ora sono incrostati dal fango e dalla melma. La spiaggia di Punta Pedale è stata completamente risucchiata dal mare, Portofino è raggiungibile solo via mare. Alcuni diving center hanno subito danni incalcolabili.

Oggi, in suo onore, voglio raccontarvi l’immersione più bella: la Secca dell’Isuela.

Mi ci sarò immerso un centinaio di volte.
La prima fu almeno vent’anni fa. Ci andai con il gruppo di subacquei che frequentava il circolo presso il quale mi ero certificato. Come spesso capita, c’era un po’ di corrente. Uno di noi, armato di una cintura di zavorra simile ad una cartuccera di un kalashnikov, ascoltò così poco le raccomandazioni del nostro istruttore che sprofondò alla velocità della luce ritrovandosi catapultato sulla sabbia a 50 metri di profondità. Rigonfiò il GAV e tornò in superficie. Il barcaiolo lo recuperò in mezzo al mare. Io lo venni a sapere ad immersione conclusa mentre sul gommone il nostro istruttore sbraitava imprecando contro di lui.
Qui, io ed i miei due compagni del corso istruttori CMAS, festeggiammo la nostra promozione. Girammo per un’ora tra l’Isuela e l’Isuelina e, durante la decompressione stappammo e bevemmo tre mignon di prosecco che avevamo messo nella tasca dei nostri GAV.
Una volta ci andai con una mia allieva che stava frequentando il corso per diventare Divemaster. Le diedi il compito di guidare il gruppo composto da quattro o cinque subacquei. Nuotò così in fretta che dopo un quarto d’ora eravamo di nuovo in prossimità del basamento sul quale è ormeggiata la boa.
Cinque o sei anni fa, era all’inizio dell’estate, incontrai così tanti pesci luna che quella notte li sognai.
L’ultima volta ci sono stato alla fine di agosto, con Giorgio e con il rebreather. Siamo stati più di un’ora oltre i 40 metri di profondità. Siamo andati prima verso la sorellina, l’Isuelina, e poi verso la Grotta dei Gamberi.
Una meraviglia!! Sempre!!

Si chiama così perché in dialetto ligure significa isolotto. Siamo all’estremità di ponente del Promontorio di Portofino, al largo di Punta Chiappa. Oltre il suo lastrone di roccia piatta c’è l’incantevole borgo di Camogli.

Scendo lungo la catena della boa per atterrare sul cappello della secca, ad una profondità di 15 metri. Lo oltrepasso in fretta, cerco subito la profondità e proseguo seguendo la parete rivolta a ponente, pinneggiando in senso antiorario. Qui il paesaggio mi lascia sempre senza fiato. Distese di grandi ventagli di gorgonie rosse dondolano al ritmo della corrente. La roccia presenta molti tagli verticali che sono popolati da bellissimi rami di corallo rosso.
Raggiungo la zona in cui la roccia finisce, spegnendosi sulla sabbia finissima. Sui rami delle gorgonie alcuni gattucci hanno legato le proprie uova. Dimorano nelle tane della vicina Grotta dei Gamberi ma scelgono le gorgonie dell’Isuela per far sviluppare le proprie uova.
Proseguendo poco davanti a me c’è un altro panettone, molto più piccolo. È la sorella minore, l’Isuelina. È anch’essa ricoperta dalle gorgonie.

Mentre circumnavigo, mi alzo di quota per arrivare in un’area dove la roccia forma una sorta di cupola sulla quale domina il giallo intenso dei polipi delle margherite di mare.
Risalgo ancora, ora le gorgonie rosse hanno lasciato il posto a quelle gialle.
Sulla mia destra banchi di dentici e orate solitarie nuotano contro corrente alternando pause ad attacchi furiosi. Poco più in alto un vortice di barracuda mi conduce verso il punto di partenza.

Sono tornato sul vasto cappello. Merita una approfondita perlustrazione. Se cercate un esempio di acquario del Mediterraneo qui trovate tutto. Grosse cernie, gronghi, murene che fanno capolino dalle tane e nuvole di argentei saraghi che adornano l’ambiente.

Risalgo, decomprimo in prossimità della catena (ricordatevi che c’è spesso corrente) e torno in superficie.
È l’ora del tramonto. La giornata è stata limpida, con poca umidità. Vedo tutta la costa di ponente ed il golfo di Genova. Mentre il sole scende lento ed inesorabile dietro Capo Noli.

E si… perché io l’Isuela l’ho fatta un sacco di volte al crepuscolo. Per i diving center di Santa Margherita e di Rapallo è il punto più lontano. A quell’ora ci si può andare senza fretta, perché è l’ultima uscita della giornata. E allora, se capita, ci scappa anche un bicchiere di prosecco con la focaccia oppure il giro un po’ più largo per cercare qualche delfino.

E vi garantisco che è un gran bel modo per chiudere una giornata di mare.

👌

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