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Il team XR non è un gruppo chiuso di amici, di subacquei che si ritrovano per immergersi a profondità superiori alla media. Non è un team che va a in giro a perlustrare e filmare relitti per poi condividere le proprie esperienze, sulle personali bacheche dei social network, alla ricerca di consensi e “mi piace”.
Il team XR nasce per far conoscere al mondo subacqueo la filosofia Extended Range SSI e la linea di prodotti Mares XR.
È composto da subacquei appassionati e vuole condividere e soprattutto coinvolgere tutti coloro che desiderano conoscere, fare nuove esperienze ed estendere i propri limiti.
È un gruppo di amici che si ritrova e che va alla ricerca di altri amici in giro per l’Italia.
È un gruppo che vuole crescere.

La seconda edizione dell’XR Wreck Tour 2018 parte proprio da questo intento.

La prima esperienza ci aveva portati in Salento, prima ad Otranto e poi a Santa Caterina, e successivamente in Calabria, a Marina di Gioiosa Ionica.

Questa volta abbiamo deciso di focalizzarci sul Mar Tirreno, con due tappe. La prima a Civitavecchia e la seconda a Catellammare di Stabia.

Purtroppo, in autunno, le condizioni meteorologiche possono tramutarsi in perfide nemiche. Una fastidiosa perturbazione, proveniente dalla Spagna, sta flagellando le coste della Toscana e del Lazio. Siamo costretti ad abortire la prima tappa del tour, quella che ci avrebbe permesso di immergersi e perlustrare due fantastici relitti come la Adernò, un’elegante nave passeggeri inglese affondata da tre siluri nel 1943 e la Nave Ospedale.
La parentesi di Civitavecchia si riduce ad un simpatico pranzo, al porto di Riva di Traiano.

Arriviamo pertanto a Castellammare di Stabia con un giorno di anticipo rispetto ai nostri programmi.
Il maltempo sta risparmiando le coste campane e nel tardo pomeriggio siamo al porto della Marina in compagnia di Pasquale Manzi e Giulia Ruotolo, titolari del Bikini Diving.
Giungiamo al centro immersioni nel bel mezzo del Tek Week, organizzato da Aldo Ferrucci.
Abbiamo pianificato questo viaggio anche con l’intento di essere qui in occasione di questo importante evento.

La mattina di venerdì 12 ottobre finalmente scendiamo in acqua.
Obiettivo Junkers JU 52.

Lo Junkers JU 52 era un trimotore da trasporto prodotto dall’omonima azienda tedesca dall’inizio degli anni trenta. Dapprincipio usato come velivolo civile fu poi convertito come trasporto e bombardiere per essere utilizzato dalla Luftwaffe durante la seconda guerra mondiale.
Era caratterizzato dalla costruzione interamente metallica, ricoperta da pannelli ondulati.
Le parti ed i pezzi uniti alla struttura del velivolo ed il metallo ondulato, molto più forte dei tubi di metallo e del tessuto, generavano una resistenza maggiore garantendo all’aereo maggiore stabilità in particolare contro le raffiche di vento laterali.

Lo JU 52 era comunque un aereo troppo lento e troppo poco armato in confronto ai cacciabombardieri e ha quindi sofferto molte perdite durante il conflitto.
Probabilmente, durante l’operazione Avalanche, che vide come teatro degli eventi Salerno, Napoli e le acque antistanti, gli Alleati colpirono e affondarono il velivolo che ora giace sulla sabbia, in assetto di volo, ad una profondità di 74 metri.

Fu scoperto nel 2005 grazie alle segnalazioni dei pescatori locali. Le loro reti, in quella zona, spesso si impigliavano. Una volta, in una di esse, uno strano oggetto ci rimase incastrato. Era verosimilmente un casco di un pilota.

Il cielo è terso e sul golfo di Napoli splende un magnifico sole. Il mare è calmo. La navigazione, in gommone, è piacevole e mi permette di ammirare rapito le meravigliose coste della penisola sorrentina.
Quando il gommone giunge sul punto di immersione abbiamo Capri, con i suoi faraglioni, alle nostre spalle.

C’è molta corrente, la discesa è impegnativa. Cerco di non perdere contatto con la cima di riferimento.
Fortunatamente la visibilità è molto buona. Riusciamo a scorgere la sagoma dell’aereo almeno ventri metri prima del nostro impatto. Una fitta nuvola di castagnole sembra volerlo proteggere.

Il velivolo appare sostanzialmente integro nel suo corpo centrale. L’impatto ha fortemente danneggiato la parte superiore. La cabina di pilotaggio è piuttosto ampia. Sono ben visibili i sedili di guida e le leve dei comandi. Lì dentro, dove un tempo due coraggiosi aviatori cercavano invano di schivare la contraerea nemica, oggi spadroneggia un grosso grongo.

La luce, che a quelle profondità risulta scarsa, dona all’ambiente un’apparenza piuttosto tetra. Mi soffermo sui tre motori appoggiati fiaccamente sulla sabbia. I pannelli ondulati, ricoperti di concrezione, gli donano un aspetto tutt’altro che guerriero.

I venticinque minuti di fondo che abbiamo programmato come sempre passano velocemente. È ora di ritrovare la cima di risalita. Inizia il lungo viaggio verso la superficie che sarà reso ancor più faticoso dalla forte corrente che batte su quel tratto di mare.

👌

XR Wreck Tour continua la settimana prossima con l’immersione sul Valsavoia

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