L’aereo di Santa Caterina: JU88 Expedition

Ju 88 Expedition: la prima spedizione subacquea sul relitto dell’aereo di Santa Caterina. Gli studi, il progetto e le prime conclusioni. Un team di subacquei alla ricerca dell’identità dello Junkers 88 precipitato in mare durante la seconda guerra mondiale.

“L’aereo di Santa Caterina. Come si sia inabissato in quel tratto di mare non è dato a saperlo. Lo hanno cercato per molti anni senza trovarlo, al punto che si pensava ad una leggenda.
La leggenda di un aereo precipitato al largo di Santa Caterina durante la seconda guerra mondiale.
Solo qualche anno fa, durante una serie di immersioni, un team di subacquei, capitanato da Andrea Costantini, è riuscito a risalire alla sua identità.
Si tratta dell’aereo da guerra più diffuso ed efficace, un bombardiere lungo 15 metri con un’apertura alare di 20. Il bimotore tedesco Junkers 88. L’aereo di Santa Caterina.”

Iniziava così il racconto della storia, sin qui conosciuta, di questo fantastico caccia bombardiere. La potete leggere qui.

L’aereo precipitato a Santa Caterina non è più leggenda ma continua a nascondere troppi segreti.

Il capitolo che sto per raccontare è dedicato a chi, per passione, ha deciso di provare a ricostruire la storia di questo gioiello della Luftwaffe.
“Un relitto è un muto testimone della storia, della vita e della civiltà del tempo in cui è avvenuto l’affondamento. È come se il tempo si fosse fermato al momento dell’affondamento, e poi cristallizzato e trasportato sott’acqua.
Un relitto, è una capsula temporale che ci giunge dal passato. Visitandolo e approfondendo le ricerche possiamo apprendere una miriade di informazioni che possono dare delle risposte ai nostri perché.”

L’inizio

Era la fine del mese di agosto dello scorso anno quando venni a sapere, in via del tutto confidenziale da Andrea Costantini, che un gruppo di subacquei stava organizzando una spedizione di ricerca proprio sullo Junker 88, l’aereo di Santa Caterina.
Negli ultimi 4 anni avevo avuto la possibilità di visitare questo relitto parecchie volte. Questo aereo inabissato è il protagonista di centinaia di foto e di spezzoni di video gelosamente custoditi nel mio hard disk. Quest’estate ho prodotto anche un breve video che, pubblicato sulla pagina ufficiale Facebook e sul canale YouTube di UnderwaterTales.net, ha ottenuto un buon successo.

Decisi pertanto di contattare i capi progetto della spedizione per farmi arruolare nel progetto che voleva scoprire la storia dell’aereo di Santa Caterina.
I coordinatori erano due grandi appassionati di relitti: Claudio Grazioli ed Eugenio Greco, nel mondo della subacquea conosciuto come Faraone.
Attorno a loro hanno costruito un team di subacquei esperti e già abituati a lavorare insieme.

L’idea

La loro idea era nata nel settembre dell’anno precedente, quando, in occasione del record di permanenza subacquea da parte di Paolo De Vizzi, i due organizzatori scesero per la prima volta ad ispezionare il relitto. Iniziò una lunga fase preparazione fatta di studi e di ricerche. L’obiettivo era quello di scoprire delle tracce che permettessero di conoscere l’identità dell’aereo.
Durante le tante immersioni di ricognizione fatte da Andrea Costantini, lo scopritore del sito, erano state prelevate dalle lamiere delle targhette metalliche. Purtroppo non davano informazioni precise perché riconducevano solamente ai fornitori di ricambi della JunckersGmbH.

Per poter risalire alla vera origine dell’aereo di Santa Caterina, si rendeva necessario riconoscere il modello e soprattutto il numero di matricola scritto sulla fiancata. La dicitura era composta generalmente da quattro caratteri, intervallati a metà dalla croce simbolo della Luftwaffe. Il primo era la lettera che indicava uno dei 36 stormi da bombardamento (Kampfgeschwader – KG). Il secondo era un numero e richiamava il gruppo. Le ultime due lettere indicavano la staffel, ovvero la squadriglia di appartenenza. La penultima lettera era bianca per indicare che il velivolo apparteneva al primo staffel, rossa se apparteneva al secondo ed gialla se apparteneva al terzo. Ogni squadriglia aveva di solito nove aerei.

La fiancata dell’aereo di Santa Caterina è purtroppo troncata esattamente all’altezza del boccaporto che conteneva il battello di salvamento. Questo renderebbe a prima vista impossibile ricavare il dato.

Il progetto

Claudio Grazioli ebbe però un’intuizione geniale. I caratteri del numero di matricola erano scritti da sinistra verso destra, quindi in maniera speculare sulla fiancata opposta. Siccome l’aereo di Santa Caterina è spezzato proprio in mezzo alla zona sulla quale dovrebbe essere apposta la dicitura della matricola. Se si spazzolassero entrambe le fiancate eliminando il vegetativo con il quale il mare le ha ricoperte, forse sarebbe possibile rinvenire da un lato i primi due caratteri e dall’altro gli altri due. Questo tipo di operazione è sicuramente rischiosa a causa del processo corrosivo del mare nei confronti della lamiera. Però, si era già rivelata vincente in occasione di una delle prime immersioni di ricognizione. Quando, probabilmente con un coltello, si riuscì a far riapparire il simbolo della svastica dall’ala del troncone di coda dell’aereo.

La spedizione

La spedizione subacquea sull’aereo di Santa Caterina denominata JU-88 Expedition si svolse tra il 6 ed il 9 ottobre del 2017. Pose la sua base a Santa Caterina di Nardò e si appoggiò logisticamente al Diving Service Costa del Sud.

A quelle latitudini, solitamente, ottobre è ancora un mese caldo con mare buono. Sfortunatamente non fu proprio così. Vento e mare di libeccio ci hanno costretto a ridurre le reali giornate di lavoro e di conseguenza il numero delle immersioni programmate.

Il primo giorno

Il primo giorno fu quindi, gioco forza, interamente dedicato ai briefing ed al posizionamento di una boa fissa di riferimento per agevolare le discese e le risalite dei gruppi di lavoro dei subacquei.
Si decise di suddividere il team in tre gruppi di lavoro che si sarebbero immersi con intervalli predefiniti per evitare il sovraffollamento attorno al relitto. Ogni immersione avrebbe avuto un tempo totale di immersione massimo di 60 minuti e tutti i subacquei avrebbero utilizzato una miscela Nitrox 32.

Il secondo giorno

Il giorno successivo si approfittò di una finestra di tempo e di mare che permettesse lo svolgimento dei lavori in totale sicurezza. Iniziarono le attività subacquee di monitoraggio, di riprese fotografiche e video, di ricognizione e ricerca e di spazzolatura. In particolare, per questa operazione, si utilizzarono delle spazzole di saggina. L’obiettivo era di salvaguardare la resistenza della lamiera sacrificando l’efficacia che si sarebbe ottenuta utilizzando spazzole in metallo.

Un gruppo di lavoro si è occupato di verificare i buchi presenti sull’ala destra dello Junker utilizzando un bastone in ferro. Si scoprì che i buchi sono presenti solo sulla lamiera superiore. Fu scongiurato del tutto che l’aereo possa essere stato abbattuto dalla contraerea nemica.
Il gruppo di lavoro incaricato della prospezione e delle riprese, oltre ad aver trovato una nuova traghetta riconducibile anch’essa al fornitore dei componenti, ha evidenziato una ripresa nitida del mozzo dell’elica. Appare totalmente integro. Ciò sgombra definitivamente il campo al fatto che si fossero staccate durante l’impatto e che si possano ancora trovare nei pressi. Quasi sicuramente lo Junker di Santa Caterina aveva le eliche in legno.

I giorni seguenti

Nei giorni seguenti alcuni gruppi sono stati incaricati di proseguire la perlustrazione dell’aerea riuscendo a riprendere, con un filmato, il carrello contenente le bombole di ossigeno da utilizzare in alta quota.

I gruppi incaricati del lavoro di pulitura della fusoliera hanno evidenziato una macchia gialla che potrebbe essere ricondotta alla lettera K.

Le prime conclusioni

La JunkersGmbH, dal 1936 al 1945, ha prodotto circa 16.000 velivoli del tipo Ju 88, in una ventina di versioni. Lo JU88-A4 era un modello che montava eliche in legno. Considerato che il nostro relitto presenta i mozzi delle eliche completamente liberi e privi di qualsiasi sfrido di lamiera credo sia lecito ipotizzare che fosse dotato di eliche in legno che possono essersi spaccate durante l’ammaraggio e che in ogni caso possono essere state consumate dal mare in tutti questi anni.
Le fonti storiche riportano che, tra il 1942 ed il 1945, parecchi Junker 88-A4 furono utilizzati dall’aviazione tedesca nel sud dell’Italia o più genericamente nell’area meridionale del Mediterraneo.
Lo stormo KG.54, ad esempio, venne utilizzato nel giugno del 1942 in Libia e nel marzo del 1943 in Sicilia. Lo stormo KG.77 fu utilizzato sempre in Sicilia nel marzo del 1942 mentre lo stormo KG.806 nella primavera dello stesso anno.
Lo stesso stormo KG.54 fu in Puglia nel gennaio del 1943 e, nello stesso anno, a settembre, in Sardegna.

Alcune ipotesi

La spasmodica ricerca di informazioni ha anche evidenziato alcuni episodi storici che, forse, potrebbero aiutare a identificare il momento preciso durante il quale il nostro aereo sorvolò infaustamente il tratto di mare tra Gallipoli e Porto Cesareo.
Nella primavera avanzata del 1944 (non si sa con precisione se fosse il 18 maggio o il 18 giugno), ad esempio, la contraerea tedesca affondò, nel tratto di mare tra Gallipoli e Santa Caterina di Nardò, il Destroyer inglese G45 – HMS Quail. In quel periodo, gli Junker 88 degli stormi KG.54, 77 e 806 stazionavano nelle basi aeroportuali di Comiso e Catania, in Sicilia, e si appoggiavano agli aeroporti di Gioia del Colle, Grottaglie e della vicina Leverano.

Un idrovolante Cant Z 506, partito da Taranto, il 14 maggio del 1943, recuperò 4 piloti naufraghi, di fronte a Gallipoli. Il bimotore tedesco era dotato di un equipaggio di quattro aviatori.

L’incessante sete di notizie di Claudio Grazioli mi permette anche di citare altri due episodi che potrebbero essere ricondotti al triste epilogo dello Junker 88 di Santa Caterina.
Il primo è del 10 luglio del 1943 ed è citato nel testo “Junker JU88 Kampfgeschwader in Nord Africa e nel Mediterraneo”. In quella data la Luftwaffe subì la perdita di tre aerei, del III./KG54, uno dei quali in un incidente che lo ha danneggiato al ritorno da Grottaglie.
Il secondo è datato 30 maggio 1944, giorno nel quale la Luftwaffe attaccò il convoglio inglese KMS 51 e affondò il piroscafo Nordeflinge perdendo però tre JU-88.

Non è finita qui

La prima spedizione ha iniziato a produrre del materiale molto interessante che al momento però permette soltanto di avanzare delle ipotesi che dovranno essere corroborate da successive ispezioni e verifiche.

Si partirà da quella macchia gialla che è apparsa, dopo le spazzolature della fiancata, e che potrebbe essere riconducibile ad una lettera K. Sull’altra fiancata, sotto la coltre di vegetativo con il quale il mare sta proteggendo questo tesoro, sicuramente si trova il resto della sigla.

“C’è ancora molto da fare, ci divertiremo ancora”
(Claudio Grazioli)

Il team

La spedizione è stata curata ed organizzata da Claudio Grazioli e Eugenio “Faraone” Greco. Entrambi fanno parte dello staff di Fanatic Wrecker, che riunisce un gruppo di subacquei appassionati di relitti e che ha lo scopo di divulgarne la conoscenza e la ricostruzione storica anche attraverso un corso didattico.
I “fanatici della lamiera” che hanno accompagnato i due promotori dell’iniziativa sono stati Alessandro Cecchini, Ciro DeGrossi, Daniele “Antani” Taruffi, Donatello Palma, Gaetano “Tanio” Rinciari, Felice Marinelli, Giulia “Dory” De Marco, Luca Fiaschi, Massimo “DK1” Bergozza, Maurizio Ruio, Paolo Repossi, Sabrina Ciardella e Samuel Rabini.

Alberto Liturri e Matteo Ciccarese del Diving Service Costa del Sud hanno fornito brillantemente tutto il servizio di logistica sia a terra che in acqua.
Il titolare del centro, nonché lo scopritore del relitto, Andrea Costantini ha monitorato le attività subacquee e ci ha accompagnato nelle operazioni di perlustrazione dell’areale sabbioso sul quale giace l’aereo.

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Fotografia di copertina: Claudio Grazioli

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