Il relitto subacqueo dello Junker 88 di Santa Caterina

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Lo junker 88 di Santa Caterina in assetto di volo sulla sabbia
Lo Junker di Santa Caterina giace in assetto di volo sulla sabbia

Come si sia inabissato in quel tratto di mare non è dato a saperlo. Lo hanno cercato per molti anni senza trovarlo, al punto che si pensava ad una leggenda.
La leggenda di un aereo precipitato al largo di Santa Caterina durante la seconda guerra mondiale.
Solo qualche anno fa, durante una serie di immersioni, un team di subacquei, capitanato da Andrea Costantini, è riuscito a risalire alla sua identità.
Si tratta dell’aereo da guerra più diffuso ed efficace, un bombardiere lungo 15 metri con un’apertura alare di 20. Il bimotore tedesco Junker 88.

Il mare nasconde molti segreti di inestimabile valore che potrebbero aiutarci a ricostruire la nostra storia. Dai relitti delle navi in legno dell’epoca greco romana, affondate con i loro carichi di anfore e vasellame, a quelli più moderni, inabissati durante le guerre mondiali del secolo scorso.
Gli aerei fanno parte di questi inestimabili tesori.

La storia che vi sto per raccontare è ancora tutta da scrivere ma avrebbe addirittura potuto non essere mai raccontata.

Siamo a Santa Caterina di Nardò, su un tratto di costa del Salento che si affaccia sul Mar Ionio, compreso tra Gallipoli e Porto Cesareo.

Leggi l’articolo del 29 settembre 2017 in cui parlo del Salento

Qui, in un giorno imprecisato, durante la seconda guerra mondiale, un aereo è caduto in mare. Pare provenisse da sud e fosse diretto verso nord. Gli anziani raccontavano di aver visto un aereo di grosse dimensioni sorvolare a bassa quota Santa Caterina e successivamente un bagliore, poco oltre la Torre dell’Alto verso la località di Torre Inserraglio, a circa due miglia dalla costa. Forse era all’imbrunire, forse era sera. Nessuno ricorda se fosse in estate o in un’altra stagione.

Per oltre cinquant’anni non si seppe più nulla. Non furono trovati documenti ufficiali che potessero attestare la base di partenza, il piano di volo o la destinazione presunta. Le uniche indicazioni provenivano da vecchi archivi della Marina Militare che parlavano di un relitto affondato nei pressi di Gallipoli. Troppo poco per poterle ricondurre all’episodio dell’aereo, troppo poco per poter iniziare a cercarlo.

Finalmente, nel 2009, un team di subacquei capitanato da Andrea Costantini, dopo pazienti ricerche e sulla base dei racconti tramandati e delle indicazioni dei pescatori, è riuscito prima ad identificare l’area e poi a scovarlo.
Si tratta dell’aereo più diffuso ed efficace della seconda guerra mondiale; il bimotore tedesco Junker 88.
Era un bombardiere multiruolo, ad ala bassa, prodotto dall’azienda tedesca Junkers GmbH, dalla metà degli anni trenta dello scorso secolo. Fu una delle colonne della Luftwaffe e veniva impiegato come bombardiere, caccia notturno, ricognitore e auto silurante. Ne furono prodotti oltre 16.000 modelli in una ventina di versioni.
Poteva essere equipaggiato con 6 mitragliatrici e complessivamente 16 bombe.

L’aereo caduto a Santa Caterina giace, in perfetto assetto di volo, su un fondale pianeggiante di sabbia ad una profondità compresa tra i 33 ed i 35 metri. Il muso è rivolto a sud ovest.
Il mare lo ha conservato in buone condizioni. La carlinga è aperta, probabilmente durante la caduta la copertura in vetroresina si è frantumata. Dentro è ben visibile il seggiolino del pilota e una parte della strumentazione di bordo. Il mare ha colonizzato i vetri della cabina di pilotaggio. Sopra di essa si trova, ben visibile all’occhio del subacqueo, il piantone dell’antenna.
I motori sono in parte ricoperti dalla sabbia mentre quella visibile è stata colonizzata da parecchi esemplari di spugne, tra le quali spiccano i cespugli gialli dell’Axinella Verrucosa.
Non sono state rinvenute né bombe né mitragliatrici.

Non ci sono elementi tangibili di un bombardamento subito e sin dalla prima ricognizione non furono trovati resti umani, segno che probabilmente l’aereo ammarò per cause non dovute ad un attacco nemico e che l’equipaggio riuscì a mettersi in salvo. Il fatto che il battello di salvataggio sia stato asportato dal boccaporto che lo conteneva potrebbe essere un elemento a conforto di questa tesi.

All’altezza di questo boccaporto il tronco dell’aereo è spezzato in modo netto. La coda ed il ruotino giacciono, anch’essi perfettamente integri, una trentina di metri più indietro. Sull’ala di coda è visibile la croce uncinata, grazie ad un sommario lavoro di pulizia di quella parte della lamiera.
Pare che questi aerei fossero progettati per essere appositamente fragili nella parte terminale proprio per agevolare la fuoriuscita dell’equipaggio durante gli ammaraggi.

Solo qualche tempo fa, in una seconda ricognizione, sono state trovate altre lamiere. Si trovano a circa 90 gradi dalla posizione di assetto dell’aereo e potrebbero testimoniare il fatto che l’impatto possa aver traslato di parecchi gradi la direzione di volo. Tra gli ultimi ritrovamenti è interessante segnalare la plancia contenente le bombole dell’ossigeno.

Ma che cosa ci faceva questo Junker 88 nei cieli del Salento? E soprattutto quando, perché ed in che modo può essere precipitato in mare?

Sono domande alle quali oggi non si è in grado di dare delle risposte precise. Si possono fare solo delle supposizioni, alcune basate su fonti storiche.

Innanzitutto dei sedicimila velivoli prodotti dalla Junker, nel periodo che va dal 1936 al 1945, il modello più simile parrebbe la versione denominata A-4, che presentava la stessa dimensione dell’apertura alare del nostro. Secondo quanto riportato da John Weal nel suo “Junkers Ju 88 kampfgeschwader in North Africa and the Mediterranean”, durante il conflitto questi velivoli ebbero come basi aeroportuali Catania, Foggia, la Sardegna, Creta, Comiso e la Libia.

Il fatto che molti anziani ricordassero l’episodio potrebbe far pensare al fatto che l’inabissamento possa essere avvenuto durante la bella stagione, quando la maggior parte degli abitanti della zona era solita trasferirsi verso la campagna antistante la costa per villeggiare. Il bagliore ricondurrebbe l’episodio o all’alba o all’imbrunire.

Qualcuno ha ipotizzato che il nostro velivolo potrebbe essersi inabissato in seguito alle operazioni relative al bombardamento di Taranto nella notte tra l’11 ed il 12 novembre del 1940 quando la flotta navale della Regia Marina italiana subì gravissimi danni in seguito al massiccio bombardamento ad opera della Royal Navy britannica.
Questa tesi però presenta delle lacune. In quel periodo la nostra aviazione non utilizzava ancora questi velivoli e non ci sono fonti che affermino che la Luftwaffe potesse aver avuto un ruolo attivo nella difesa delle nostre navi.

Leggi la ricostruzione del bombardamento della notte di Taranto

Sicuramente più valida resta l’ipotesi che lo Junker 88 di Santa Caterina potesse essere impegnato nel bombardamento di Bari avvenuto nella notte del 2 dicembre del 1943 quando la Luftwaffe attaccò massicciamente il porto, occupato dalle forze alleate. In quella sera 105 bombardieri Junkers Ju 88 causarono grosse perdite agli alleati che non subivano un’incursione aerea a sorpresa dall’attacco giapponese a Pearl Harbour.

Leggi la ricostruzione del bombardamento di Bari

Recentemente, Claudio Grazioli, un esperto subacqueo che negli anni ha dimostrato forti competenze nella ricostruzione storica di alcuni relitti del Mediterraneo, mi ha messo al corrente di un ulteriore episodio che potrebbe essere riconducibile al velivolo in questione.
Alcune fonti storiche infatti riportano che, il 14 maggio del 1943, un Kent Z della Regia Aeronautica avesse recuperato in mare quattro piloti tedeschi.
L’equipaggio dello Junker 88 era composto proprio da quattro piloti.

Ma queste supposizioni non aiutano a dipanare i forti dubbi che continuano ad aleggiare.
Ci sono ancora troppe domande che non trovano risposta alcuna.

Perché, sebbene secondo i racconti l’aereo provenisse da sud e fosse diretto verso nord, oggi la prua giace rivolta a sud ovest?

Perché non sono state ritrovate armi né a ridosso del relitto né nelle zone antistanti?

Perché non sono state rinvenute le eliche dei due motori?

Perché, se è vero che non ha subito alcun attacco nemico, si è inabissato in quel tratto di mare ancora lontano dal possibile teatro di un’azione militare?

Perché non è stata ritrovata alcuna targhetta metallica che potesse ricondurre all’identità dello Junker?

L’aereo precipitato a Santa Caterina da qualche anno non è più una leggenda ma continua a nascondere molti, troppi, segreti.

👌

Guarda il video della mia immersione sull’aereo

7 Commenti

    • Grazie Victor per la precisazione. Era un appunto preso a mano durante un incontro con l’amico Claudio Grazioli che sta lavorando per dare un’identità all’aereo. Entro febbraio uscirà un nuovo articolo in merito. Rimani sintonizzato.

    • In realtà vorrei precisare che cant Z non sta per cantiere Zapata, ma CANT è l’acronimo di CAntiere Navale Triestino, mentre Z sta correttamente per Zapata, il progettista del velivolo, questi cantieri erano situati a Monfalcone, dove oggi si trova lo stabilimento Fincantieri, e videro la nascita di molti velivoli che sin dagli anni 20 e 30 equipaggiarono la SISA, una delle prime società di aeronavigazione italiane in assoluto se non la pima, che venne poi unificata ad altre sotto l’Ala Littoria nel periodo fascista.
      Velivoli che inoltre dettero vita a molte trasvolate da record che restanno tuttora imbattute.

  1. Due piccoli appunti. Primo, è vero che il junkers ju88 era un aereo molto diffuso, ma non era certamente il più diffuso ed efficace come scritto nell’articolo. Secondo, l’episodio raccontato nell’articolo del “bombardamento” della base navale di Taranto non era in realtà una operazione in senso stretto di bombardamento bensì un attacco di aerosiluranti, che è cosa ben diversa per tipo di attacco, aerei impiegati e relativo tipo d’arma in dotazione. Ah,.ultima cosa…Non esiste l”autosilurante” come scritto nell’articolo, probabilmente l’autore voleva dire “aerosilurante” . Grazie.

  2. Per quanto riguarda le armi, può darsi che ci sia una spiegazione abbastanza semplice. Probabilmente il velivolo era in avaria prima di ammarare (perdita di potenza da uno dei motori o un motore completamente fuori uso, difficoltà a prendere quota, ecc…) e l’equipaggio per cercare di ridurre il peso dell’aereo e mantenerlo in volo potrebbe aver gettato fuori bordo tutto il materiale “pesante”, armi comprese, ben prima di ammarare.

  3. I tonnaroti di gallipoli (alcuni erano miei parenti, oramai scomparsi) raccontavano del ritrovamento di due piloti tedeschi aggrappati al cavo di collegamento a terra della struttura della tonnara, quindi a qualche Km dalla costa gallipolina verso santa caterina.
    Dei due uno era gia’ morto; furono recuperati e affidati alle autorità dell’epoca locali; non mi è noto il periodo in cui si è svolto il fatto e quindi se i due piloti fossero ancora alleati o nemici dell’Italia ( prima o dopo l’8 settembre del ’43).

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