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Le regole della subacquea stanno cambiando?

Una tragedia. Un procedimento giudiziario. E una domanda che potrebbe cambiare per sempre la formazione subacquea — anche in Europa.

Cosa è successo

Prima di tutto, una precisazione doverosa: DAN America e DAN Europe sono due società completamente distinte, che condividono solo il marchio. Tenerlo a mente è importante per capire la portata reale di questa vicenda.

Durante un corso Open Water organizzato da un diving center affiliato a PADI e NAUI, una bambina che partecipava al corso è scomparsa durante una sessione didattica. È stata ritrovata troppo tardi. Una grande tragedia. La famiglia ha avviato un’azione legale contro il diving center e contro le agenzie didattiche.

Nel corso delle indagini è emerso che nello stesso diving center si erano già verificati in passato altri incidenti mortali, e che — secondo quanto sostenuto dall’azione legale — non sarebbero stati effettuati adeguati controlli da parte delle agenzie didattiche.

La questione centrale

DAN America non sta semplicemente dicendo che gli standard didattici sono sbagliati. Ha chiesto al giudice di stabilire se gli attuali standard di sicurezza siano realmente adeguati oppure no. Ed è una differenza enorme.

Se un tribunale dovesse ritenere quegli standard insufficienti, le conseguenze potrebbero essere vastissime. Si parla già della possibilità di ridurre il rapporto istruttore-allievi, soprattutto nei corsi con allievi junior. Ma modificare quegli standard proprio ora, durante il processo, potrebbe essere interpretato come un’ammissione implicita che gli standard precedenti non fossero sufficienti.

C’è poi un’altra domanda molto interessante: se DAN America ritiene necessario che un giudice valuti l’adeguatezza degli standard, come cambierà il modo in cui verranno assicurati i professionisti che lavorano seguendo quegli stessi standard?

Le conseguenze per l’Europa e per l’Italia

Questa vicenda può riguardare anche noi. In Europa le agenzie potrebbero decidere di rivedere i propri standard, e se gli standard cambiano potrebbero cambiare anche le norme UNI EN ISO e RSTC — quelle espressamente richiamate dalla nuova legge italiana sulla subacquea.

Anzi, c’è chi sostiene che la nuova legge italiana, entrata in vigore da meno di due mesi, avesse già anticipato questo scenario. Perché oggi, in un caso simile in Italia, il diving center, il centro di istruzione e le agenzie didattiche finirebbero immediatamente al centro delle verifiche sulle rispettive responsabilità.

Questa vicenda potrebbe davvero segnare un prima e un dopo nella formazione subacquea mondiale.

La domanda che lascio oggi: secondo voi, gli attuali rapporti istruttore-allievi sono davvero adeguati? Quanti allievi dovrebbe seguire un istruttore per lavorare in totale sicurezza e offrire una formazione realmente professionale?

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