Per la prima volta nella storia, la professione dell’istruttore e della guida subacquea entra davvero dentro una legge dello Stato. E l’Articolo 11 definisce con precisione chi può esercitare, quali requisiti sono obbligatori, e cosa succede se ne manca anche uno solo.
I requisiti obbligatori
La legge stabilisce una serie di condizioni che istruttori e guide devono soddisfare per poter esercitare legalmente. Tra i punti più discussi c’è quello relativo all’idoneità medica. La legge fa riferimento a una disciplina che regolamenta numerose attività sportive tra cui il nuoto, e per questo alcuni ipotizzano che possa essere applicata per analogia alla subacquea. Ma restano domande aperte: basterà il semplice certificato del medico di base? Oppure sarà necessaria una visita medico-sportiva non agonistica? Sono aspetti che dovranno essere chiariti.
Altrettanto importante il tema delle assicurazioni, che si articola su due livelli distinti. Il primo è la copertura di responsabilità civile verso terzi, che può essere personale oppure quella messa a disposizione dal diving center o dalla scuola subacquea, purché copra effettivamente gli istruttori. Il secondo è l’assicurazione contro gli infortuni, sotto forma di polizza RCO — responsabilità civile verso operai e prestatori di lavoro — che tutela i datori di lavoro contro richieste di risarcimento avanzate da dipendenti o collaboratori a seguito di infortuni sul lavoro. Quando esiste un rapporto di lavoro o di collaborazione, entrano in gioco anche gli obblighi previsti dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro.
Le sanzioni
La legge punisce chi esercita la professione senza anche uno solo dei requisiti previsti. La sanzione può andare da 5.000 a 12.000 euro. Non è un dettaglio secondario: è una delle novità più concrete e immediate di tutta la normativa.
Una riflessione finale
Si legge spesso che questa legge sarebbe stata scritta o voluta dalle associazioni di categoria. Non è così. ASSOSUB e Confresa hanno partecipato ai tavoli tecnici, presentato osservazioni, dossier e proposte di modifica. Ma la scelta finale è stata politica: a un certo punto il legislatore ha deciso di accelerare l’approvazione senza recepire nessuna delle osservazioni ricevute.
Oggi però questa legge esiste. E continuare a dire che è fatta male serve a poco. Quello che possiamo fare è comprenderla, studiarla e spiegarne le conseguenze pratiche all’intera comunità subacquea. Solo così — con il contributo di professionisti, associazioni e operatori del settore — si potranno individuare gli aspetti da chiarire e quelli da migliorare.
La domanda è semplice: tu eri già a conoscenza di questi requisiti?

