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La subacquea ci tiene in piedi?

Un hobby o qualcosa di più?

Per molto tempo ci siamo detti che andare sott’acqua fosse una passione, un hobby, una fuga. Adesso, forse, iniziamo a capire che è anche qualcosa che ci tiene in piedi.

Attenzione: non stiamo dicendo che la subacquea curi l’ansia, la depressione, lo stress o tutti i pesi che ognuno di noi si porta dietro. Ma DAN Europe, insieme alla Federazione francese di studi e sport subacquei e alla Croce Rossa di Bruxelles e Brabant, sta lavorando a un progetto europeo chiamato One Health Underwater.

È un progetto finanziato da Erasmus Plus che studia il rapporto tra immersioni subacquee, giovani e adulti, e benessere mentale. Sono stati raccolti dati su 1.669 subacquei tra i 18 e i 29 anni, in sei lingue, e i primi risultati raccontano cose molto interessanti: tra i giovani intervistati emergono livelli elevati di benessere mentale, calma, lucidità, attenzione e stati emotivi positivi.

E forse non è così strano. Sott’acqua succedono cose molto precise: respiri in modo controllato, ti concentri, rallenti, sei immerso in un ambiente naturale, ti affidi a un compagno e devi gestire emozioni, corpo e mente. Non puoi essere ovunque — devi per forza essere lì.

In un mondo dove tanti giovani sono bombardati, ansiosi, iperconnessi, stanchi ancora prima di iniziare, l’immersione può diventare qualcosa di più di una semplice attività sportiva. Può diventare uno spazio dove imparare a respirare, a fidarsi, a stare presenti.
E allora forse la domanda non è più solo “quanti giovani possiamo portare sott’acqua?” La vera domanda è: quanti giovani possiamo aiutare a stare meglio, portandoli sott’acqua nel modo giusto?

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