Squalo Volpe: il lungo viaggio fino a Malapascua (e perché rifarei tutto da capo)
Ci sono immersioni belle.
Ci sono immersioni memorabili.
E poi c’è il viaggio verso lo squalo volpe.
Un viaggio lungo. Scomodo. Faticoso.
Tre voli. Una notte persa. Un trasferimento via terra. Una barca nel buio dell’alba.
E alla fine capisci che ne è valsa ogni singolo minuto.
L’isola dove i sogni iniziano alle 4:30 del mattino

Malapascua non è dietro l’angolo.
Non è un posto da weekend lungo.
È una scelta.
Una piccola isola a nord di Cebu, nelle Filippine. Sabbia chiara, bangka di legno, generatori che ronzano la sera. Ma tu non sei lì per il cocktail al tramonto.
Tu sei lì per un appuntamento.
Alle prime luci dell’alba, quando il mare è ancora piatto e l’aria sa di sale e carburante, si parte verso Monad Shoal, una secca in mezzo al blu profondo.
Perché lo squalo volpe non aspetta i sub pigri.

Il primo incontro con lo squalo volpe
Il suo nome scientifico è Alopias pelagicus.
Ma quando lo vedi la prima volta, il nome non conta più.
Compare dal blu.
Non arriva come uno squalo martello.
Non taglia la scena come uno squalo tigre.
Lui emerge.
La prima cosa che noti è la coda.
Non lunga. Lunghissima. Può essere grande quanto il resto del corpo. Una frusta naturale che usa per stordire i banchi di pesce.
Poi noti la linea.
È uno degli squali più eleganti che esistano.
Profilo affusolato. Pinne pettorali tese come ali. Movimento continuo, sinuoso, quasi elastico.
Non nuota. Scivola.

La pelle che non ti aspetti
Molti pensano che uno squalo sia “liscio”.
Errore.
La pelle è rivestita di minuscoli denticoli dermici, microscopiche strutture simili a denti. Se potessi toccarla (cosa che ovviamente non fai), la sentiresti ruvida, come carta abrasiva finissima.
È ingegneria naturale.
Riduce l’attrito, aumenta l’efficienza idrodinamica.
Lo squalo volpe è progettato per l’eleganza funzionale.

Il momento in cui si avvicina
E poi succede.
Si gira.
E punta verso di te.
Non accelera. Non scatta.
Avanza lentamente, con quegli occhi enormi — sproporzionati, quasi ipnotici.
Ti studia.
Non c’è aggressività.
Non c’è paura.
C’è distanza rispettata.
A Malapascua questi squali salgono dalle profondità per farsi pulire dai pesci pulitori sulle cleaning station della secca. È un comportamento che si ripete con una regolarità impressionante.
Ed è questo il punto.
Qui non è fortuna.
È probabilità altissima.

Perché proprio Malapascua?
In pochissimi luoghi al mondo l’incontro con lo squalo volpe è così costante.
La combinazione di:
- Secca isolata nel blu profondo
- Presenza stabile di cleaning station
- Risalita mattutina dagli abissi
rende Monad Shoal uno dei siti più iconici al mondo per questa specie.
Non è marketing.
È biologia.
E quando sei sul fondo, a 25-30 metri, in silenzio, e vedi quell’ombra elegante materializzarsi ancora una volta… capisci che il viaggio non è stato un azzardo.
È stato un investimento emotivo.
Vale davvero tutto quel viaggio?
Sì.
Vale la sveglia nel cuore della notte.
Vale la stanchezza.
Vale il jet lag.
Perché lo squalo volpe non è solo un incontro subacqueo.
È un’esperienza estetica.
Non è lo squalo della tensione.
È lo squalo dell’armonia.
E quando torni a casa, con le immagini ancora stampate nella retina, ti rendi conto di una cosa molto semplice:
Non sei andato a Malapascua per vedere uno squalo.
Sei andato per vedere cosa succede quando l’evoluzione decide di creare qualcosa di perfettamente proporzionato al blu.
E sì.
Rifarei quel viaggio domani mattina.
Se sei arrivato sin qui allora hai anche voglia di vedere questo video


