Pillole di biologia marina: il cleptopredatore subacqueo

Il soggetto preferito dei fotografi subacquei non è il timido nudibranco che allieta le nostre immersioni e che sbatacchia inerme in balia delle correnti ma un vorace predatore che non solo ruba le prede ma addirittura mangia chi le ha appena rubate.

La Cratena peregrina è sicuramente uno dei soggetti più ambiti dai fotografi subacquei. I motivi sono evidenti: la sua forma è sinuosa, le sue movenze sono aggraziate ed i suoi colori sono vivaci ma elegantemente intonati.
Vederla aggrappata sulle colonie degli cnidari sulle quali abita, resistendo con forza e tenacia alle correnti più forti, ci da l’impressione di esserci imbattuti in un animaletto timido ed inerme.

È un mollusco che appartiene all’ordine dei nudibranchi e alla classe dei gasteropodi.
Il suo corpo è sottile, allungato di colore bianco o giallo opaco.
La parte dorsale è ricoperta da papille viola o rosa di diversa lunghezza.
Sono dotati di appendici cefaliche che alla base sono dello stesso colore del corpo e poi arancio. Queste hanno una funzione sensoriale, recettiva e tattile.
Il suo nuoto è quasi assente; saltuariamente si muove, in modo lento e leggiadro, proprio grazie ad esse.

La colorazione vivace serve a lanciare chiari ed inequivocabili segnali ai potenziali aggressori della forte carica urticante delle sue appendici. È come se avesse appeso al collo un cartello con scritto “attenti alla Cratena”.
È lunga al massimo 5 centimetri e generalmente staziona nei fondali ben illuminati del Mar Mediterraneo. Laddove la visibilità è generalmente ridotta la troviamo a profondità minori mentre nelle acque cristalline la si può scovare anche a batimetriche vicine ai 40 metri.
Vive abbarbicata alle colonie di grandi idrozoi, come l’Eudendrium racemosum, un organismo animale simile alla forma di un piccolo cespuglio. Su di esso depone le proprie uova.

La Cratena peregrina si nutre esclusivamente dei polipi dell’idroide su cui vive. Altro che animaletto timido ed inerme: è un vorace predatore.

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Ma quello che sto per raccontarvi è ancora più tremendo e sfata completamente quest’aura di dolcezza e sinuosità che questo piccoletto si porta dietro.

Ci sono voluti anni di intuizioni, ricerche e studi affinché un team internazionale, composto dall’Università del Salento, l’Istituto per l’ambiente marino costiero del CNR, la Stazione zoologica di Napoli, ricercatori scozzesi e l’Università di Portsmouth, riuscisse ad arrivare a questa scoperta sensazionale.

Leggi la pubblicazione della Royal Society

Secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica, il dr Fabio Badalamenti, ricercatore del CNR, aveva notato da molto tempo che questi meravigliosi nudibranchi sono dei predatori dei polipi dell’organismo animale su cui vive e deposita le proprie uova. Ma la sua attenzione fu attirata dal fatto che sembrava che le Cratene aspettassero che questi polipi si alimentassero per poi divorarli.

Leggi l’articolo di Repubblica

Il ricercatore scambia le sue informazioni con altri colleghi e durante un confronto con Trevor Willis dell’Università di Portsmouth ed il professor Stefano Piraino dell’Università del Salento scoprono che le intuizioni sono comuni e decidono quindi di approfondire.

Ciò che il professor Piraino mi ha raccontato è veramente curioso.

Dal momento che esaminare questo fenomeno sott’acqua era improponibile e troppo costoso in termini di tempo e risorse, si è reso necessario ricostruire un ambiente simile in laboratorio. Pertanto dopo aver prelevato esemplari di Cratena e di Eudendrium il team di ricerca ha iniziato a studiare sotto la lente di ingrandimento le dinamiche che guidavano l’alimentazione.
Hanno quindi iniziato a nutrire alcuni polipi dell’idroide offrendo loro piccoli ma gustosi crostacei, come quelli di cui l’idroide si ciba in natura, e lasciando altri polipi a stomaco vuoto.
Nel 60% dei casi studiati il piccolo nudibranco ha preferito cibarsi dei polipi ripieni, ossia quelli che avevano catturato da poco i gamberetti offerti. Era un po’ come se la piccola colonia di Eudendrium fungesse da attrezzo da pesca per permettere alla Cratena di nutrirsi di ottimi gamberetti!!

Ma il professor Piraino spiega anche che questo meccanismo, che è stato ribattezzato “cleptopredazione”, non solo permette al nostro nudibranco di ottenere un pasto energetico ma fa anche si che il pieno nutrimento del predatore permetta alla colonia di idrozoi di avere il tempo per rigenerarsi, riformando i polipi ingeriti dal mollusco, in modo da mantenere un equilibrio che può così assicurare l’esistenza di entrambi.
A tal proposito, una rivista americana ha paragonato questa situazione alle scelte politiche del governo repubblicano che prima cerca di stimolare la ripresa dei consumi con la defiscalizzazione per poi applicare le corrette aliquote sui redditi che nel frattempo sono cresciuti grazie agli stimoli precedenti.

Come sempre il mare ci regala grandi emozioni. In questo caso, grazie al paziente lavoro dei nostri ricercatori, ci offre anche delle scoperte che potrebbero riscrivere interi capitoli relativi alla catena alimentare ed alla simbiosi.
La piccola, colorata, elegante e sinuosa Cratena peregrina, abbarbicata tenacemente al suo cespuglietto di idrozoi, resistendo alle correnti ed alle mareggiate più intense, è uno dei più grandi ladri alimentari.
Un ladro furbo, un piccolo Arsenio Lupin dei mari.

👌

Stefano Piraino:                                        

Stefano Piraino ha pubblicato oltre 100 articoli su riviste scientifiche internazionali riguardanti diversi aspetti di biologia ed ecologia degli invertebrati marini, con particolare riferimento agli cnidari, tra cui la conservazione della biodiversità e la gestione della fascia costiera, le interazioni interspecifiche, l’evoluzione e la tassonomia, la biologia dello sviluppo ed i cicli vitali, le specie non indigene, l’ecologia trofica, il funzionamento degli ecosistemi marini, i composti bioattivi di origine naturale.
Ha coordinato in passato ed è tuttora responsabile di numerosi progetti di ricerca nazionali ed internazionali. Oggi è direttore della Unità Locale di Ricerca del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare, oltre che Presidente del Consiglio Didattico di Biologia dell’Università del Salento, a Lecce. Questa università offre tra i suoi corsi, oltre ad una triennale di Scienze Biologiche, un corso di laurea magistrale in Biologia ed Ecologia marina, interamente erogato in lingua inglese e che attrae studenti da tutto il mondo.

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