WWF a Portofino

Il WWF a Portofino. A bordo del Blue Panda, la loro barca ambasciatrice, per promuovere il “progetto ghost gear”. Con il contributo dell’Area Marina Protetta di Portofino e dei volontari di Reef Alert Network.

Il “progetto ghost gear” del WWF

Da qualche giorno, una meravigliosa barca a vela naviga placida nelle acque antistanti il Promontorio di Portofino. È davvero molto grande, con un maestoso albero che si erge verso il cielo azzurro. Sventolano bandiere e vessilli, bianchi con scritte blu. Sono i simboli del WWF. E quella è la loro barca ambasciatrice. A bordo della Blue Panda, un gruppo di ragazzi è pronto per il “progetto ghost gear”. E la nuova missione del WWF non può che partire da qui. Dalla più vecchia Area Marina Protetta d’Italia, quella di Portofino. Non è solamente la più vecchia. È anche quella che vanta maggior esperienza, dove la tutela e la protezione dell’ecosistema sta dando i migliori risultati. È quella, secondo me, meglio gestita.

Il precario ecosistema dei fondali di Portofino

Ma anche qui, purtroppo tutto non funziona alla perfezione. Sotto la superficie di questo mare blu cobalto, ci sono delle vere e proprie meraviglie. È il regno del corallo rosso, degli enormi ventagli di gorgonie e delle volte tappezzate dalle madrepore e dalle spugne.

Ma anche là sotto è pieno di fantasmi. Sono i fantasmi del mare e stanno lentamente uccidendo le meraviglie di questo mondo sommerso. Le reti da pesca e le lenze, impigliate nelle rocce del fondale ed abbandonante dai pescatori. Stanno soffocando corallo e gorgonie, che smettono di riprodursi mettendo a repentaglio tutto l’ecosistema di questo tratto di mare. Un ecosistema faticosamente ricostituito in 25 anni di attività dell’Area Marina Protetta.

Le reti da pesca abbandonate, se restano in parte in sospensione, continuano a fare il loro lavoro. Continuano a pescare. Continuano ad intrappolare tutti gli organismi che nuotando entrano accidentalmente nelle loro maglie. Cernie, polpi e molti altri animali vengono letteralmente imprigionati da queste reti fantasma ed iniziano una lunghissima agonia che li porterà ad una morte lenta ed angosciosa. 

Il prezioso lavoro di Reef Alert Network

Il groviglio di lenze e di reti abbandonate sta ormai colonizzando i fondali dell’Area Marina Protetta ed è giunto il momento di intervenire. A prendersi la responsabilità di questo enorme lavoro è Reef Alert Network. Promuovendo campagne di sensibilizzazione e di educazione ambientale. È capitanata dal suo Presidente, Bruno Borelli, e da Elena Colombo, Paolo Nicola ed Andrea Galliadi. Rappresentano quattro diving center: Portofino Divers, Style Diving, Arco 89 e Diving Evolution. In poco tempo coinvolgono un manipolo di volontari ed iniziano a documentare le raccapricciose situazioni in cui versano questi fondali. Il loro messaggio arriva all’Ente che gestisce l’Area Marina Protetta di Portofino. Inizia un lungo percorso di sensibilizzazione. Che vuole coinvolgere tutti coloro che fruiscono del mare.  

Il WWF a Portofino

E finalmente arrivano i ragazzi del WWF a Portofino, a bordo della magnifica Blue Panda. Sono un gruppo giovane, affiatato e motivato.

Claudia Scianna è la responsabile del progetto “Ghost Gear” nel Mediterraneo. Siamo seduti sulla barca del Diving Center Arco 89 e sono appena risalito da un’immersione a Punta Chiappa. Insieme alla mia compagna di team abbiamo appena recuperato una rete piena di lenze. Che abbiamo pazientemente staccato dalla roccia e soprattutto dalle gorgonie e dai rami di corallo rosso.

Claudia mi racconta il suo progetto. “L’obiettivo è quello di liberare alcune delle aree più sensibili dagli attrezzi da pesca cosiddetti fantasma. Con l’ausilio e la partecipazione attiva delle comunità locali. Vogliamo coinvolgere pescatori, enti gestori, subacquei e le aziende che si occupano dello smaltimento e del riciclo. Il progetto durerà due anni e riguarda sette paesi del bacino mediterraneo. Oltre a Portofino, saranno coinvolte delle Aree Marine Protette della Croazia, Francia, Grecia, Spagna, Turchia e Tunisia. Oltre ad identificare misure correttive e preventive, l’obiettivo sarà anche quello di implementare protocolli di segnalazione degli attrezzi da pesca persi, tramite azioni condivise con le stesse AMP.” Insomma, i pescatori potranno segnalare di aver perso le proprie reti o le proprie lenze, direttamente agli Enti che gestiscono le AMP.

Ghost gear nel Mediterraneo

Mi invitano sul tender di appoggio della Blue Panda. Mi siedo sul tubolare, in compagnia di Stefania Campogianni, Communications Manager della Mediterranean Marine Initiative. È un’iniziativa del WWF che coordina tutto ciò che riguarda mare e pesca nel Mediterraneo.

“Il progetto che portiamo avanti quest’anno” mi racconta Stefania “è proteggere i tesori del Mediterraneo. Il 2021 è l’anno di tutela della biodiversità e l’obiettivo è quello di raggiungere il 30% del Mediterraneo protetto e ricostituito entro il 2030. Un obiettivo molto ambizioso, visto che al momento, sebbene il 10 % sia sotto tutela delle AMP, in realtà meno del 2% è effettivamente protetto. Sono poche le Aree Marine Protette che hanno dei sistemi di gestione efficaci e delle risorse proprie per poter tutelare gli habitat. Questo è il motivo per cui quest’anno sensibilizzeremo pubblico, istituzioni e tutti i vari stakeholder. Abbiamo identificato sei AMP che definiamo iconiche. Che sono vicine, un po’ come quella di Portofino, a zone turistiche molto conosciute.”

Partiranno da qui per andare a Zante, dove il WWF ha dei progetti di tutela delle tartarughe marine. Da lì passeranno in Turchia e poi a Cape Corse in Francia. Si dirigeranno in Tunisia, per finire il viaggio a Tagomago, un piccolo isolotto vicino a Ibiza. Sono sei aree vicine a zone molto turistiche. Lo scopo è far comprendere al pubblico che queste zone sono particolarmente belle perché hanno vicino una AMP. Che permette agli eco sistemi marini di essere in buona salute.

“Allo stesso tempo” prosegue Stefania “vogliamo dimostrare che ci sono tuttavia ancora tante sfide per riuscire a raggiungere un mare veramente protetto. Il fatto che anche nelle Aree Marine Protette ci siano ancora reti fantasma è un simbolo iconico di un mare che deve essere tutelato.” Il Mediterraneo è uno dei mari con il maggiore inquinamento da plastica a livello mondiale. Non dimentichiamo, inoltre, che le reti fantasma continuano a pescare per anni. Rimangono tra l’altro in fondo al mare per addirittura fino a 400 anni. Quindi c’è un grande lavoro da fare e ce n’è soprattutto al di fuori dalle Aree Marine Protette.

C’é ancora molto da fare

Il progetto del WWF riguarderà anche la raccolta di dati e la mappatura dei siti dove sono le reti. E, ancora, un lavoro con i pescatori per definire dei protocolli. Che permettano di evitare l’abbandono delle reti. Mettendo delle boe sulle reti, per identificarle più facilmente. Un altro aspetto sarà quello di creare protocolli di raccolta. Per comprendere se sia meglio ripescare le reti fantasma oppure, in certi casi, semplicemente segnalarne la loro presenza. Perché magari sono reti che sono lì da tanto tempo e sono in ecosistemi particolarmente sensibili. Quindi bisogna anche capire se la raccolta possa essere più dannosa rispetto al lasciarle lì. Un ultimo aspetto è quello del riciclo. C’è un ulteriore problema, dal punto di vista legislativo. Spesso troviamo legislazioni diverse a livello nazionale. L’obiettivo è quello di far sì che in un modello di economia circolare, queste reti possono essere sempre più riutilizzate.

E adesso?

La Blue Panda è salpata verso una nuova avventura. Sono stati giorni importanti, di sensibilizzazione. Di ore passate sott’acqua a perlustrare e a riportare in superficie reti e lenze. In superficie sono purtroppo arrivati anche grossi ventagli di gorgonie rosse. Morte, intrappolate in miriadi di filamenti di plastica. La situazione dei fondali del Faro di Portofino e di Punta Chiappa è molto compromessa. I rischi sono davvero molto alti. Ci sarà bisogno di tutti. Di un rinnovato impegno da parte dei pescatori, di un maggior controllo da parte dell’Ente gestore dell’Area Marina Protetta di Portofino e di una maggiore consapevolezza da parte di noi subacquei. Ma soprattutto c’è bisogno di uomini di buona volontà. Di volontari che abbiano voglia di mettersi una bombola in spalla e che vadano sott’acqua a salvare il nostro ecosistema marino. C’è davvero bisogno di spazzini del mare!!!

👌

https://www.wwf.it/?58921%2FA-Portofino-liberati-i-fondali-dellArea-Marina-Protetta-dalle-reti-fantasma&fbclid=IwAR0z_W8VaqSNjKhub4LKEyu_R6f6CE7ENduyRzovSN7pxGE4Vq9fonv23gs

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