L’Area Marina Protetta Isola di Bergeggi: cosa deve sapere un sub che ama il mare (e vuole continuare a farlo)
EUDI Show 2026
Quando all’EUDI Show di Bologna ti aspetti l’ennesimo stand di attrezzatura, l’ennesima foto di squali in posti dove non andrai mai, e invece ti trovi l’Area Marina Protetta Isola di Bergeggi che si è comprata uno stand, capisci che qualcosa si sta muovendo.
Non è solo promozione turistica. È un messaggio molto chiaro: “Ragazzi, il mare non è infinito. E se volete continuare a giocarci, dobbiamo iniziare a trattarlo da adulto.”
All’EUDI ho intervistato Davide Virzi, il direttore dell’AMP di Bergeggi. Mi ha raccontato perché un’area marina protetta decide di venire in fiera a parlare con subacquei, diving center e operatori del settore, invece di limitarsi a qualche cartello sulla spiaggia e a un paio di ordinanze scritte in Comic Sans.
Qui trovi la versione lunga, per chi vuole davvero capire dove si sta immergendo quando va “a fare un tuffo a Bergeggi”.
Cos’è l’Area Marina Protetta Isola di Bergeggi
Partiamo dai fondamentali.
L’Area Marina Protetta “Isola di Bergeggi è una AMP statale istituita con decreto ministeriale nel 2007 e affidata in gestione al Comune di Bergeggi, in provincia di Savona, Liguria. Non è uno slogan, è un perimetro preciso di mare che copre circa 215 ettari davanti all’Isola di Bergeggi.
Tradotto per noi sub: è quel pezzo di mare dove molti di voi sono già andati a immergersi “perché è bello”, senza magari realizzare che stavate entrando in una delle aree più interessanti del Ponente ligure dal punto di vista ecologico.
Il cuore dell’AMP è l’isola stessa: un cono di roccia calcarea ricoperto da macchia mediterranea, con grotte, falesie e fondali che scendono su pareti e franate. Sotto la superficie, il menù è ricco:
• praterie di Posidonia oceanica, la famosa pianta marina che non è un’alga e senza la quale metà della vita costiera farebbe le valigie;
• fondi di coralligeno con spugne, briozoi, madrepore e tutto quel condominio di organismi che costruiscono strutture dure dove prima c’era solo roccia o sabbia;
• piccoli e grandi anfratti frequentati da crostacei, pesci di tana e da quella sensazione di “sto guardando in un posto in cui il mare non è più solo blu”.
Non è un caso se la Provincia di Savona e i siti turistici locali la presentano come uno “scrigno di biodiversità” e uno dei simboli naturali del territorio.
Zone A, B, C: la burocrazia che decide dove puoi mettere le pinne
Ora arriviamo alla parte che di solito fa sbuffare i sub: le famigerate “zone”.
L’AMP è divisa in aree con gradi diversi di protezione. Non è un vezzo da biologo in giacca e cravatta, è un modo per far coesistere fruizione e conservazione. Se ti sembra filosofia, prova a pensare a quanti ormeggi a fungo servono a un diving e poi dimmi se lasciamo tutti liberi di buttare ancora a caso.
Le macro-zone sono:
Zona A – Riserva integrale
È la zona più protetta, quella davanti al settore sud dell’isola. Qui la regola è semplice: si fa solo quello che serve alla protezione e alla ricerca.[wikipedia +1]
Consentito:
• sorveglianza, soccorso, lavori di gestione;
• attività scientifiche autorizzate;
• eventuali immersioni estremamente regolamentate, se previste dal regolamento aggiornato.
Per il sub “normale”, traduzione: se vuoi “farti un giretto” in Zona A da solo con il gommone del cugino… no, non è una buona idea.
Zona B – Riserva generale
È quella che interessa di più ai sub: abbraccia l’isola, parte della costa e molti dei siti d’immersione più noti come il Canalone e il Pifferaio.
Qui:
• la navigazione consentita ma a velocità ridotta (di solito max 5 nodi);
• balneazione sì, ma con limiti di distanze e corridoi di lancio;
• la pesca solo se autorizzata e regolamentata;
• immersioni sì, ma preferibilmente con centri autorizzati e rispettando sentieri subacquei e ormeggi.
È l’area dove la protezione è forte, ma ti lasciano godere il mare se lo fai con un minimo di testa.
Zona C – Riserva parziale
Più esterna, con regole un po’ meno rigide, ma sempre finalizzate a limitare impatti grossi (pesca, traffico nautico, ancoraggi selvaggi).
In pratica: più ci si allontana dal “cuore” dell’AMP, più le maglie si allargano. Ma non è il liberi tutti.
La sintesi che mi porterei a casa è semplice:
• Zona A: guarda e non toccare (e spesso neanche guardi).
• Zona B: puoi immergerti, ma non sei all’acquapark.
• Zona C: occhio comunque a come, dove e con chi ti muovi.

Perché l’AMP di Bergeggi è speciale per chi si immerge
Fin qui, ok, suona come il solito discorso istituzionale. Adesso mettiamoci il cappello del sub. Cosa rende davvero interessante l’AMP Isola di Bergeggi?
Biodiversità visibile (non solo nelle slide)
Le praterie di Posidonia, se le lasci in pace, sono fabbriche di ossigeno, nursery per pesci e freno naturale all’erosione delle coste. A Bergeggi le trovi ancora in buono stato in diversi settori dell’AMP, spesso affiancate a zone di coralligeno, lastre rocciose e franate che creano ambienti diversificati nel giro di pochi metri.
Per il sub significa:
• incontri di specie differenti nella stessa immersione;
• possibilità di fare sia scivolate tranquille su fondale misto, sia giri più tecnici su pareti e franate.
Siti di immersione “didattici” e “goderecci”
I siti più citati e valorizzati da AMP e pro loco, sono:
• Il Pifferaio: immersione su batimetriche intorno ai 9–18 metri, perfetta per didattica, neobrevettati e notturne. È il classico posto dove porti chi deve fare esperienza, senza rinunciare a vedere qualcosa di interessante. Nel lato ovest dell’isola, una bella parete con delle piccole grotte frequentate da diverse specie di pesci come saraghi, occhiate, donzelle, sciarrani, re di triglie, ricciole, castagnole, bughe.
• Il Canalone: immersione su batimetriche intorno ai 9–30 metri, un vero e proprio trattao di biologia marina. Nella parte nord-est dell’isola di Bergeggi con una bella parete verticale che ospita sulla sua superficie e nelle numerose spaccature che la caratterizzano spugne, ascidie, nudibranchi, spirografi, briozoi, anemoni, gronghi, murene, scorfani, aragoste, polpi. Fra i pesci che abitualmente frequentano il sito si osservano numerosissime castagnole, saraghi, dentici, ricciole, cernie, barracuda.
Qui il concetto è: non è un “posto hard core” solo per tecnici, ma un’area dove puoi accompagnare sub di livelli diversi facendo comunque bella figura

Diving autorizzati: non è solo una questione di bollino
Uno dei punti su cui il direttore dell’AMP ha insistito di più all’EUDI è il ruolo dei diving center nel far funzionare il sistema.
L’AMP mantiene un elenco di centri di immersione autorizzati, che operano nel perimetro protetto rispettando regole su ormeggi, accessi e numero di sub. Non è una formalità.
• usano boe e ormeggi predisposti per evitare ancoraggi che devastano la Posidonia;
• seguono percorsi definiti e limitano il “vagabondaggio subacqueo” nei tratti più delicati;
• fanno da filtro educativo spiegando ai clienti che “no, quella roba lì non è un porta-action cam”.
Dal punto di vista del sub, la scelta è questa:
• o ti arrangi col gommone sperando di non prendere multe, non strappare praterie, non entrare in zone off-limits,
• oppure ti affidi a chi ci lavora dentro ogni giorno e ha interesse a non farsi chiudere casa.
Sui siti ufficiali trovi l’elenco aggiornato dei centri autorizzati, con contatti e posizione. Per uno che pretende di definirsi “sub consapevole”, partire da lì non dovrebbe essere un optional.
Perché l’AMP era all’EUDI Show
Veniamo alla domanda che gli ho fatto a Bologna: perché un’Area Marina Protetta si compra uno stand in fiera, nel regno dei brand e degli influencer col rash guard stirato?
La risposta, tradotta dal direttore: perché se vuoi che i sub rispettino le regole, devi parlare con loro dove vivono.
L’EUDI è una delle principali fiere europee della subacquea, un luogo dove si incontrano professionisti, diving, scuole, associazioni, produttori e, soprattutto, migliaia di sub che decidono dove andare, con chi immergersi, che attrezzatura comprare.
Presentarsi lì con uno stand significa:
• raccontare il parco non solo come “zona di divieti”, ma come destinazione subacquea di qualità;
• dare visibilità ai diving autorizzati dell’AMP, mettendoli in rete con altri operatori e con la community di sub che gira fiere e spot;
• spiegare faccia a faccia perché certe limitazioni non sono un capriccio, ma un modo per garantire che quel tratto di mare esista ancora, e ancora bello, fra dieci anni.
Il messaggio implicito è abbastanza diretto:
“Non siamo qui per rovinarvi le immersioni, siamo qui per fare in modo che le possiate continuare a fare”
E visto che sul web girano ancora commenti del tipo “eh ma non si può più far niente, è tutto protetto”, avere il direttore che si siede allo stand, guarda negli occhi i sub e spiega la visione è una scelta coraggiosa e intelligente
Come vivere l’AMP da sub “adulto”
Se sei arrivato fin qui, probabilmente rientri nella categoria “sub che vorrebbe continuare a immergersi a Bergeggi anche fra qualche anno, possibilmente vedendo ancora pesci”.
Alcune buone pratiche minime, quindi:
1. Scegli diving autorizzati AMP
Controlla l’elenco ufficiale dei centri di immersione autorizzati sul sito dell’AMP e su quello della Pro Loco / turismo locale. Se non trovi il nome del diving con cui stai per andare, una domanda falla.
2. Rispetta profondità, percorsi e tempi
Se la guida ti dice “da qui non si passa” o “qui restiamo alti”, non è per rovinarti la foto. È perché sotto c’è un habitat fragile, una zona di ripopolamento o una limitazione precisa.
3. Gestisci luce e pinne come se non fossi da solo al mondo
No, non serve piantare il faro in faccia alle murene o appoggiarsi sulla Posidonia per trovare l’angolo migliore. Un assetto decente e una pinneggiata meno da montalatte risolvono gran parte dei problemi.
4. Non toccare, non prelevare, non spostare
Sembra banale, ma a ogni stagione c’è ancora qualcuno che “sposta un po’ quella roccia per vedere cosa c’è sotto”, o che pensa che un ricordo perfetto sia una conchiglia viva nello zaino.
5. Leggi almeno una volta il regolamento
Il sito ufficiale dell’AMP ha una sezione chiara su perimetro, zonazione e norme di fruizione. Dieci minuti del tuo tempo, una volta, valgono più di mille “eh ma non lo sapevo”.
Dal mare alla fiera e ritorno
L’Area Marina Protetta Isola di Bergeggi non è solo una macchia colorata sulle mappe o una bella foto dall’alto con il drone. È un laboratorio vivente di come si può ancora fare subacquea in Mediterraneo senza far finta che il mare sia infinito.
Il fatto che l’AMP abbia comprato uno stand all’EUDI, si sia messa in mezzo ai brand, ai diving, agli istruttori e ai sub che girano la fiera con gli occhi lucidi è un segnale: il futuro del mare non si decide solo nelle delibere comunali, ma anche nelle chiacchiere tra uno stage e una birra al padiglione.
Se vuoi fartene parte, il modo è semplice:
• scegli bene con chi ti immergi,
• informati su dove stai entrando,
• considera le regole non come un fastidio, ma come il prezzo onesto per avere ancora qualcosa da vedere.
Questo articolo è la versione estesa: perché certe conversazioni meritano più di 40 secondi e una traccia audio di tendenza.


