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Il primo impatto non è un granché.
Sto percorrendo il centro di Bitung a bordo del pulmino che mi sta trasferendo verso il porto per iniziare il mio soggiorno a Lembeh. Le strade sono sconnesse, molto trafficate, e invase da motorini lenti e sovraccarichi di esseri umani. Sui cigli gruppi di persone affollano improvvisati banchetti di frutta che si alternano ad abitazioni fatiscenti con i tetti in lamiera.
Il porto di Bitung è il più grande del Nord Sulawesi ed è quindi un centro nevralgico di trasporto merci. Mentre percorro a piedi la stradina che si spinge verso il pontile attraverso un piccolo mercato del pesce i cui banchi piastrellati sono utilizzati come giaciglio dai venditori. Alla mia destra svetta un enorme cantiere nautico. L’acqua ha un colore scuro.
Di fronte a me l’Isola di Lembeh, una lingua di terra larga appena due chilometri e lunga venticinque. È separata dalla terraferma da una stretta striscia di acqua chiamata Stretto di Lembeh.

La barca che mi conduce verso i siti di immersione attraversa lentamente questo placido lembo di mare. Mi sembra di ripercorrere le scene della risalita del fiume nero in Apocalypse Now.
Ora scorgo le montagne che sono ricoperte di vegetazione sub tropicale lussureggiante che scende fin sulla costa lasciando spazio a magnifiche spiagge di sabbia nera lavica. In queste baie sorgono fantastici piccoli resort che ospitano migliaia di subacquei che scelgono questo strano e straordinario posto per scoprire un mondo subacqueo inimmaginabile.

“Piccolo e bello”, “Kecil dan indah” in indonesiano, è il motto adatto per Lembeh.
La magnificenza della natura si sprigiona in tutta la sua stranezza e creatività in questo fondale sabbioso scuro, pianeggiante e poco profondo. In mezzo a rifiuti, abbandonati sulla costa e trascinati ed affondati lì dalla corrente, frog fish di ogni tipo e colore bivaccano sornioni tra qualche roccia e qualche corallo, polpi tropicali si divertono a costruire case improvvisate con conchiglie o gusci di noci di cocco, minuscoli gobidi difendono le proprie uova, rarissimi pesci scorpione nuotano lentamente tra le alghe mentre timidi pesci ago cercano di mimetizzarsi tra i gigli di mare.

E poi ancora coloratissime rino murene che escono curiose dalla sabbia, centinaia di nudibranchi colorati, gamberetti, ricci di fuoco, piccole seppie dai riflessi blu metallici e gli immancabili cavallucci marini.

Tra gli anemoni piccoli coloratissimi pesci cardinale di banghai danzano allegramente per formare delle nuvole esplosive quando escono i pesci pagliaccio.
Minuscoli cavallucci pigmeo si aggrappano ai rami di gorgonia mimetizzandosi alla perfezione mettendo a dura prova la vista del fotografo subacqueo che cerca di immortalarli.

Mi chiedo come sia possibile che questo braccio di mare, largo non più di trecento metri, possa essere un posto così singolare e ricco delle più strane forme di vita sottomarina.
I fondali poco profondi, che arrivano al massimo a sessanta metri di profondità, confinano alle estremità dello stretto con l’oceano che sprofonda immediatamente a più di mille metri. Pare che lo spostamento delle acque più fredde verso quelle più calde del canale comporti anche il trasferimento di una grande quantità di nutrienti e creature larvali che permettono a questo piccolo bio mondo di proliferare in questo modo.

Se per gli amanti della fotografia macro Lembeh è la mecca a cui non si può rinunciare e che bisogna obbligatoriamente visitare almeno una volta nella vita, questo posto farà pian piano nascere una tale curiosità anche a tutti gli altri subacquei, anche quelli che prediligono incontri più adrenalinici, che ben presto li costringerà a rimanere delle ore sott’acqua alla ricerca di quei piccoli tesori che solo la sabbia nera di questo meraviglioso posto può nascondere.

👌

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