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Foto di Giorgio Canepa e Yme Carsana

Esiste un sito di immersione che non avevo mai visto e che avrei sempre voluto vedere. Un sito di immersione che tutti i subacquei hanno sempre definito unico, spettacolare, meraviglioso. Insomma, una di quelle immersioni che, anche se l’hai già fatta un centinaio di volte, vorresti sempre rifare.
Il Banco di Santa Croce è costituito da una vasta serie di panettoni di roccia carsica e si trova al largo della costa di Vico Equense, poco oltre Castellammare di Stabia, all’inizio della stupenda costiera sorrentina.
Sott’acqua, un arcipelago sommerso composto da sette pinnacoli si erge dal fondale di sabbia generando una sorta di cerchio con al centro le due secche principali.
Mi sono sempre chiesto come fosse possibile che in un posto così, poco distante da una delle zone più inquinate d’Italia, potesse esistere e soprattutto sopravvivere un simile paradiso. Ma sia le foto che i video subacquei, che spesso mi capitava di ammirare, non facevano altro che suffragare la tesi secondo la quale il Banco di Santa Croce è una delle più belle immersioni d’Italia. Pare che debba paradossalmente la sua fortuna proprio allo sversamento nel mare dei reflui del fiume Sarno, tristemente conosciuto come uno dei fiumi più inquinati dell’intero continente. Invece, l’apporto di nutrienti provenienti dal fiume, unito alla torbidità dell’acqua nei primi metri di profondità, crea l’ambiente perfetto per la crescita e lo sviluppo della vita rigogliosa che popola, ricopre ed abbraccia questo fazzoletto di mare.
Non molto tempo fa me lo confermò anche Eleonora de Sabata che, durante una piacevole telefonata dalla quale era nata l’idea del “sott’acqua con”, mi raccontò come lo avesse eletto a sua patria adottiva agli albori della sua attività di ricercatrice e narratrice del mare.

Mi trovo a Castellammare di Stabia in occasione della seconda edizione dell’XR Wreck Tour organizzato da SSI. È sabato pomeriggio, sono stanco, ho attraversato tutta la costa tirrenica per arrivare sin qui e soprattutto ho fatto alcune immersioni impegnative e profonde. Nel primo pomeriggio di domenica dobbiamo ripartire e, prima della partenza, dobbiamo recuperare e stivare nei bagagliai delle nostre autovetture tutte le nostre attrezzature.
Ma sono qui e quando mi potrà ricapitare di poter finalmente esaudire uno dei miei sogni?
È giunto il momento di verificare se davvero il Banco di Santa Croce è un’immersione che può essere inserita nel novero delle top ten del nostro mare.

Sono le nove del mattino di domenica ed il gommone del Bikini Diving, carico delle nostre attrezzature, sta solcando il breve tratto di mare che ci separa da quella boa gialla che segnala il paradiso subacqueo. In mare non c’è ancora alcuna traccia di altre imbarcazioni cariche di sommozzatori. A bordo ci sono tutti i componenti del Team XR, quattro rebreather, quattro bibombola, un numero imprecisato di bombole di bailout e decompressive e qualche scooter subacqueo. Abbiamo strumenti, scorte d’aria ed attrezzature che ci permetteranno di ammirare il Banco in tutta la sua interezza. Ma soprattutto abbiamo voglia di divertirci. Saremo i primi ad immergerci.

La secca principale, sulla quale è ormeggiata la boa di segnalazione, si erge maestosa da un fondale di sabbia chiara. Il suo cappello è profondo non più di 10 metri. È avvolta da una esplosione colorata di anthias. Poco sotto banchi di ricciole nuotano potenti sfrecciandomi davanti. Le pareti rocciose sono ricoperte dalle margherite di mare e dalle gorgonie gialle. Poco oltre i primi rami di gorgonia rossa creano un bel contrasto con il giallo che predomina i primi metri della secca. È il preludio allo spettacolo che i miei occhi stanno per ammirare. I ventagli rosso porpora delle gorgonie iniziano ad ergersi maestosi, mentre attraverso un canyon le cui pareti sono totalmente invase e ricoperte. Mi giro per rimirare lo spettacolo. La visibilità è tale da permettermi di vedere la luce del sole che si riflette su questo scenario che è stato immortalato da tutti i migliori fotografi subacquei.

Mi lascio alle spalle la secca principale attratto da un piccolo scoglietto sul quale spiccano numerosi rami di falso corallo nero che con il giallo dei suoi polipi contrasta il predomino rosso delle gorgonie. Sono ad una profondità di circa 50 metri.

Proseguo sulla mia sinistra dove intravedo a breve distanza un altro scoglio. Supero la zona sabbiosa che mi separa da lui. È leggermente in discesa, quando lo incontro sono quasi ad una profondità di 60 metri. Qui regna il corallo rosso con i suoi polipi bianco candido.

Poco oltre c’è un altro scoglio. Mi avvicino, è meno colorato degli altri. Mi soffermo sulle cernie e su un paio di musdee. In uno scenario di questo genere questo tipo di incontri può anche passare in secondo piano.
Mi rendo conto di aver girovagato senza aver tenuto troppo in considerazione l’orientamento. Fortunatamente sulla mia sinistra ritrovo la secca principale e mentre mi avvicino mi accorgo che di fronte ad essa si trova un altro grosso scoglio.

Sono sulla secca di terra, ha una forma oblunga ed anch’essa è completamente ricoperta dai ventagli della gorgonia rossa. Qui c’è una grossa concentrazione di uova di gattuccio legati ai suoi rami. Non ne ho mai visti così tanti. In alcuni casi una sola gorgonia ospita più uova.

Prima di tornare verso la secca principale mi concedo ancora un passaggio verso la secca più esterna, rivolta verso mare aperto.

Quando rientro scorgo in lontananza gruppi di subacquei in decompressione. Mi avvicino alla catena della boa. Alcuni sono i miei compagni di immersione, altri sono subacquei che sono scesi successivamente ma che stanno già risalendo.

Con il rebreather, a queste profondità si può davvero rimanere sott’acqua sino a quando si è stanchi. Ho un po’ di decompressione da affrontare, alla fine anche oggi rimarrò immerso un paio d’ore.

Ma ne è valsa la pena. Il Banco di Santa Croce è davvero una delle più belle immersioni del Mar Mediterraneo.

👌

Se vuoi provare l’esperienza di respirare sott’acqua senza fare bolle e soprattutto vuoi prolungare i tuoi tempi di fondo come ho fatto io al Banco di Santa Croce clicca qui.

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