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Un piccolo arcipelago di sette isole ad un miglio dalla Costa Brava. Riserva naturale dal 1983, abitato solo dai gabbiani, è un paradiso per i subacquei. Si parte dal porto di L’Estartit, sulla costa, per alcune tra le più belle immersioni del Mar Mediterraneo, tra enormi cernie e ventagli di gorgonie.

Sono passati 15 anni dalla prima e, sino a ieri, ultima volta che sono stato qui. Ci sto pensando da quando sono partito da casa.
Quindici anni fa, mentre stavo frequentando il corso per partecipare alla valutazione istruttori CMAS, insieme ai due amici con i quali mi stavo formando, partii da Torino a bordo di un van. Era esattamente lo stesso periodo dell’anno: il ponte tra il 25 aprile ed il primo maggio.
Questa volta sono partito da solo, ma sempre in auto, con un carico di attrezzatura subacquea superiore alla somma delle tre della volta precedente.


Torino dista meno di ottocento chilometri da l’Estartit, più o meno la stessa distanza che la separa da Roma. È un viaggio agevole, da fare anche in solitaria. Il tragitto è vario, si supera il confine francese attraversando le Alpi, sino a raggiungere l’autoroute a Sisteron. Da lì si scende sino a Aix en Provence dove si incontra per la prima volta il mare. Si percorre tutta la costa ad ovest di Marsiglia e, circa un’ottantina di chilometri dopo aver varcato il confine franco spagnolo, si arriva finalmente a l’Estartit, in Costa Brava.

L’Estartit era un piccolo villaggio di pescatori che negli ultimi cinquant’anni ha subito un incredibile processo di sviluppo turistico nel quale l’industria subacquea ha giocato un ruolo molto importante. Abbraccia, in un unico colpo d’occhio, il mare e la montagna con un anfiteatro naturale delimitato dal massiccio del Montgrì da un lato e dalle incantevoli spiagge dorate dall’altro.
Alberghi lussuosi, campeggi, ristoranti, bar e locali notturni l’hanno resa uno dei paradisi del divertimento della Costa Brava.
Ma per il subacqueo L’Estartit è il luogo da cui partire per andare a scoprire i meravigliosi fondali delle Isole Medas, un arcipelago di sette isolotti abitati solo dai gabbiani che dal 1983 è stato dichiarato, dalla Generalitat della Catalogna, Area Marina Protetta.

A L’Estartit ci sono una quindicina di diving center con annesse strutture ricettive. Io scelgo di tornare nello stesso posto che mi ospitò nel 2002. L’Hotel Les Illes è praticamente di fronte al porto, dispone di aree di parcheggio comode e gratuite e soprattutto ha un eccellente centro immersioni con tre comode imbarcazioni.

Ci sono tutti gli ingredienti per rinfrescarmi la memoria su questi stupefacenti fondali.
Quindici anni fa arrivai qui convinto dai subacquei più esperti del circolo cittadino che frequentavo. Grotte e cernie furono le loro promesse. Io ricordo di aver visto molto di più.

La mia memoria non mi ha ingannato. Sono immerso nel blu cobalto di uno dei tratti più belli del Mar Mediterraneo. Mi accompagnano pareti ricoperte di coloratissimo coralligeno, grotte e passaggi scenografici ed una moltitudine di pesci. La visibilità è fantastica e le immersioni sono semplici e nemmeno troppo profonde. Il modo migliore per ammirare a lungo questo paradiso.

Ricordavo molte cernie e ne trovo una moltitudine. Alcune sono molto grandi, tutte sono mansuete e mi permettono di avvicinarmi. Nuotano indisturbate senza mai allontanarsi troppo dalla loro zona.
La varietà e la quantità di pesce è veramente incredibile. Incontro banchi di dentici e gruppi di corvine danzanti. Poi saraghi, orate, tanute, branzini, gruppi numerosi di salpe e gli ormai immancabili barracuda a danzare sopra di me.
Poi come d’incanto mi si avvicina un’aquila di mare con il suo aspetto sinuoso ed elegante. Mi sfila davanti e subito dopo ne intercetto altre due. Rimarranno nei dintorni per tutta la durata di questa immersione.

Mi voglio concentrare anche sulle pareti. Ricordo vagamente le gorgonie rosse. Ma forse ai tempi le mie competenze di biologia marina erano piuttosto scarse. Incontro spettacolari rami di gorgonie rosse, gialle e bicolore a profondità molto ridotte per le mie abitudini. Mi concentro sulle madrepore gialle ed arancioni e sulle spugne colonizzate. Poi ricerco i nudibranchi e mi imbatto nei gamberetti e nelle aragoste, incastrate tra la roccia dalla quale spunta il corallo rosso.

Ricordo la promessa delle grotte e allora percorro avanti ed indietro la Cova de la Vaca, con quella curva ad angolo retto che per un attimo non ti fa vedere la luce, entro nella grande camera d’aria di Les Vetes ad ammirare le stalattiti e attraverso il lungo Canyon di Pedrosa, dove la luce filtra ovunque e permette alle pareti di essere completamente ricoperte dal coralligeno.

Sono seduto per terra, su uno dei moli del porto di L’Estartit. La serata è tiepida, guardo il mare scuro ed ascolto il tintinnio degli alberi delle vele. La vacanza volge al termine.
Ripenso ancora una volta a quindici anni fa e nel frattempo ripercorro le tappe principali della mia avventura subacquea. Oggi conosco abbastanza bene il Mediterraneo, mi sono immerso un po’ ovunque. Mi vengono in mente tutti quei subacquei che scelgono solo i mari tropicali perché e più comodo e perché da noi fa freddo e non si vede niente.
In questi giorni non ho trasportato una bombola, mi sono sempre ritrovato l’attrezzatura a bordo nel medesimo posto dove la lasciavo. Sulla barca non c’erano mai più di dieci subacquei, le guide erano disponibili, i briefing in inglese e spagnolo e potevi scegliere se farti accompagnare in acqua oppure no. Sul punto di immersione non si trova mai un’altra imbarcazione perché il regolamento del Parco lo vieta. Proprio per questo motivo il giorno precedente conosci già il programma del giorno successivo. Le immersioni sono mediamente facili, la visibilità è ottima, prevedono una profondità massima di 35 metri e solitamente si svolgono attorno ad una batimetria di venti. Sott’acqua c’è il mondo.
Se il partito del freddo e non c’è niente passasse di qui forse cambierebbe idea…

Fine aprile di qualche tempo fa.

👌

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