venerdì, novembre 16, 2018

Che cos’è l’immersione subacquea

Definizione di immersione subacquea

L’immersione subacquea è un’attività che, al contrario del nuoto e dello snorkeling, prevede l’immersione completa del corpo umano in un ambiente liquido.
La possibilità di esplorare l’ambiente subacqueo nasce dalla peculiare caratteristica che l’essere umano condivide con pochi altri mammiferi di poter trattenere il respiro in acqua. Questo fenomeno è detto riflesso di immersione.

Storia dell’immersione subacquea

Le prime immersioni furono infatti in apnea ed erano legate a necessità strettamente alimentari. I primi subacquei usavano l’apnea per raggiungere i loro obiettivi. Non importa quanto fossero bravi. Essi erano limitati, nella durata e nella profondità delle immersioni, dalla loro capacità polmonare. Nella storia dell’antica Grecia vengono a galla episodi di persone che si immergevano trattenendo il respiro, dagli Spartani che assalivano furtivamente i guerrieri Ateniesi, ai pescatori che prendevano dal fondo concrezioni, spugne e ostriche. Il bisogno di cibo, di lavoro e di conquista, ma per molti anche il desiderio di esplorazione, diedero la motivazione a continuare i tentativi di andare sott’acqua, e di rimanerci.
Col tempo, e soprattutto in seguito ad esigenze di natura bellica, sono stati studiati degli strumenti che permettessero all’uomo di prolungare la permanenza sott’acqua; furono quindi messe a punto diverse attrezzature che ebbero come conseguenza la successiva diffusione della pratica dell’attività subacquea anche oltre l’ambito militare.
Nel 1943 Jacques Costeau, giovane ufficiale della Marina francese, ed il suo partner Emile Gagnan, svilupparono l’erogatore a richiesta. Questo dispositivo permetteva al subacqueo di respirare aria, alla pressione appropriata alla profondità, nella quantità di cui aveva bisogno. Per la prima volta un sub poteva scendere nel mondo sottomarino con un supporto vitale completamente indipendente, trasportabile e libero.
Questa innovazione, insieme ai compressori ad alta pressione ed alle bombole, diede origine alla definizione Self Contained Underwater Apparatus, meglio conosciuto come SCUBA. Dopo millenni di lavoro sott’acqua, con la restrizione di una singola respirazione o di pesanti condotte e cavi, per la prima volta l’uomo è in grado di penetrare l’ambiente acquatico senza pastoie. È questo il momento in cui fu fondata l’attività SCUBA, ed il mondo rinnovò il suo romanzo con un ancora misterioso ma accessibile mare.
A metà del 900 dei sistemi SCUBA primitivi, ma orientati all’utilizzatore, comparvero sul mercato, ma non esisteva addestramento per il subacqueo ricreativo. Era il periodo del “Selvaggio West”, nel quale i subacquei sportivi erano atleti, la cui forza e prestanza era l’unica arma contro una sostanziale mancanza di sicurezza dell’attrezzatura. Il rischio di incidenti e di morte era visto come parte della sfida e dell’emozione dell’immersione con SCUBA. Fortunatamente quest’approccio naif fu presto rimpiazzato da conoscenze adeguate, capacità e attrezzatura sicura.
Attorno al 1955 la mancanza di un manometro per l’aria era il principale pericolo per i subacquei. Quando la scorta d’aria finiva, tutti dovevano risalire velocemente. Anche gli erogatori del tempo erano caratterizzati da una forte resistenza alla respirazione, quando aumentava la profondità o diminuiva la pressione delle bombole.
Ad oggi l’attività subacquea conosce una diffusione molto vasta ed è talvolta considerata attività alla portata di chiunque, perfino individui con gravi disabilità motorie. La diffusione dell’attività non può però mai prescindere dal rispetto delle norme di sicurezza, dalla conoscenza delle leggi fisiche e scientifiche che la governano e dalla conoscenza delle procedure di emergenza.

Tipologie di immersioni

Ci sono varie tipologie di immersione, a seconda dello scopo.

In particolare, si distinguono in immersione sportiva o ricreativa, praticata per diletto dagli appassionati, immersione tecnica, che va oltre gli scopi della precedente e immersione professionale, praticata per lavoro e quindi dietro una ricompensa economica.
A seconda del tipo di attrezzatura utilizzata si distinguono inoltre in tre tipi di immersione: in apnea, con autorespiratore o tecnica.
L’immersione in apnea è il modo più immediato per praticare attività subacquea e consiste semplicemente nel trattenere il respiro mentre ci si immerge. Tuttavia, l’apnea è un tipo di specialità sportiva estremamente complessa, che, come molte arti orientali, mira a portare corpo e mente in uno stato di rilassamento superiore, che ha come conseguenza il massimo risparmio di ossigeno ed il minimo affaticamento muscolare. Il tempo di permanenza in apnea sott’acqua è legato a due fattori fondamentali come l’aumento della concentrazione di anidride carbonica (ipercapnia) e la conseguente diminuzione della concentrazione di ossigeno (ipossia) nel sangue e la concentrazione e lo stato di rilassamento raggiunto dall’apneista. Il tempo di permanenza in apnea è inoltre influenzato da una serie di fattori secondari come la profondità, la capacità respiratoria, le condizioni fisiche dell’apneista, la temperatura dell’acqua.
La forma più diffusa di immersione con autorespiratore è quella effettuata con autorespiratore ad aria (ARA). Il subacqueo si immerge provvisto di una bombola di dimensione variabile (nell’immersione sportiva solitamente 12,15 o 18 litri) contenente aria compressa a 200 atmosfere. La bombola è corredata dalla rubinetteria. Ci sono due tipi di rubinetti, INT (con brida) e DIN. I rubinetti hanno un volantino per aprire e chiudere. Quando la valvola è aperta il gas esce sino a che la bombola non è vuota. Su tutte le bombole è obbligatorio un disco di rottura, progettato per cedere quando la pressione raggiunge un livello di 1,5 volte la pressione operativa. Tutte le bombole devono riportare sull’ogiva una marcatura che descrive il materiale, la data di costruzione, il volume interno e la pressione operativa. L’erogatore ha lo scopo di ridurre la pressione dell’aria compressa presente nella bombola alla pressione ambiente e di erogare aria quando richiesta dal subacqueo. L’erogatore è composto da un primo e da un secondo stadio. Il primo stadio può essere non bilanciato, bilanciato, con doppio bilanciamento o sovrabilanciato. Gli erogatori migliori hanno sempre il primo stadio bilanciato. Questa parte riceve il gas respiratorio compresso, dalla bombola, e ne riduce la pressione a 10 bar più ambiente. Il secondo stadio prende invece il gas dal primo stadio alla pressione ambiente + 10 bar e lo porta alla pressione ambiente, che è quello di cui hai bisogno in profondità.
Oltre al secondo stadio, l’apparato di erogazione è fornito di una fonte d’aria alternativa, colorata vivacemente, con una frusta più lunga, idonea ad essere condivisa in caso di emergenza. In acque fredde la fonte d’aria alternativa deve essere un erogatore separato, completo di primo e secondo stadio, collegato sia ad una seconda uscita che ad una bombola separata.
Esistono due modi di collegare il primo stadio alla bombola: il sistema internazionale e quello DIN (Deutsche Institut fuer Normung). Un primo stadio DIN si avvita direttamente nella rubinetteria, mentre il sistema internazionale è fissato alla rubinetteria con una brida da serrare.
Il primo stadio dispone inoltre di altre uscite: una o più ad alta pressione, ad una della quale viene agganciata la frusta del manometro e solitamente 4 uscite di bassa pressione alle quali sono connesse oltre che le fruste del secondo stadio, quella del giubbotto ad assetto variabile (GAV) ed eventualmente altre utilizzabili ad esempio per la muta stagna. Il GAV è l’elemento principale dell’apparato di controllo dell’assetto. Assicura galleggiamento in superficie, e si usa per gestire discesa e risalita. Si può controllare la discesa rilasciando lentamente aria dal jacket. In profondità la muta si comprime ed allora si deve aggiungere un po’ d’aria al GAV, per rimanere neutro durante tutta l’immersione. Una volta raggiunta la superficie, si dovrà semplicemente gonfiare il GAV per avere un assetto positivo.
L’immersione con autorespiratore può essere effettuata anche con miscele di gas diversi dall’aria; si parla di autorespiratore ad ossigeno (ARO) oppure di immersioni fatte con miscele particolari come l’Enriched Air Nitrox (EAN), che permette immersioni più sicure o più lunghe ma a profondità massime inferiori, o infine il Trimix, che invece permette il raggiungimento di profondità più elevate.

Come si diventa subacqueo

Le agenzie didattiche

La pratica dell’attività subacquea in Italia non è vincolata ad alcun obbligo di detenzione di un brevetto. È quindi possibile immergersi in autonomia dalla riva di una spiaggia piuttosto che utilizzando un’imbarcazione privata. In alcune regioni sono in discussione delle normative locali per obbligare i subacquei ad immergersi solo ed esclusivamente avvalendosi dell’appoggio dei diving center. Questo permetterebbe un maggiore controllo oltre ad obbligare il subacqueo a frequentare corsi appositi per apprendere teoria, tecnica, standard e procedure atti a questa attività.
Il numero delle agenzie didattiche che possono formare e rilasciare brevetti subacquei è cospicuo.
Alcune sono affiliate alla CMAS (Confederation mondiale des activités subacquatiques) e tra queste spiccano la FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee), la FIAS (Federazione Italiana Attività Subacquee) e l’ANIS (Associazione nazionale istruttori subacquei).
Altre sono organismi internazionali tra cui PADI (Professional Association of Diving Instructor), SSI (Scuba Schools International, NASE (National Academy of Scuba Educators), PSS (Professional Scuba Schools) o TDI.
Molte agenzie stanno uniformando il proprio percorso didattico alla normativa ISO 29990. Questo sta permettendo di creare uniformità all’interno del mercato.
Il mio consiglio è quello di frequentare sempre un corso subacqueo prima intraprendere questa attività.

Le scuole subacquee

Si può decidere di frequentare un corso subacqueo sia affiliandosi ai circoli subacquei esistenti sul territorio sia scegliendo un diving center.
Per chi abita in città, lontano dal mare, la scelta di entrare a far parte di un circolo subacqueo può essere un elemento aggregante che permette di condividere una nuova passione e di approfittare dell’organizzazione del circolo stesso che di solito organizza sia escursioni giornaliere verso le località balneari sia interessanti viaggi verso le mete più ambite dai subacquei.
Chi invece decide di vivere l’esperienza di un corso subacqueo al mare, ad esempio mentre si è in vacanza, può rivolgersi direttamente al diving center locale. I vantaggi di questa scelta sono principalmente quelli di affrontare il training direttamente in mare, spesso in piccole baie ricche di pesce e di vita, e di usufruire dell’attrezzatura subacquea a noleggio.

Il percorso didattico del subacqueo ricreativo

L’esperienza di respirare sott’acqua con le bombole inizia con un apposito programma che un tempo veniva genericamente definito come battesimo subacqueo. Accompagnato da un istruttore subacqueo o da un assistente istruttore si potrà provare l’emozione di provare l’ebbrezza si respirare sott’acqua, in assenza di peso. L’obiettivo del programma è di fornire agli allievi le abilità e le conoscenze necessarie per avere, in tutta sicurezza, una prima esperienza d’immersione in una piscina o in un bacino d’acqua delimitato. L’età minima consentita è di 8 anni mentre la profondità massima è di 5 metri. Molte didattiche, al termine di questa esperienza, riconoscono un attestato attraverso l’emissione di una card di riconoscimento. Questa esperienza può essere arricchita con una seconda immersione, introduttiva e sicura, in un ambiente di acqua libera, sempre sotto la stretta supervisione di un istruttore subacqueo o di un assistente istruttore. L’età minima è di 10 anni e la profondità massima raggiungibile di 12 metri.
Il primo brevetto subacqueo (open water diver o brevetto di primo grado) è un programma che offre agli allievi tutte le conoscenze e l’addestramento necessario per potersi immergere autonomamente, in coppia con un pari grado o superiore, alla massima profondità di 18 metri. Si articola in un serie di sessioni di teoria, di esercizi in piscina o in ambiente d’acqua delimitato e 4 immersioni in acqua libera. Al termine del percorso è previsto un esame finale. L’età minima è di 10 anni. Gli allievi di età inferiore a 15 anni saranno comunque definiti junior e dovranno comunque sempre immergersi accompagnati da un adulto certificato o da un professionista subacqueo. Il loro limite di profondità sarà di 12 metri.
Per chi preferisce affrontare questa attività con un’ulteriore maggiore cautela esiste anche un programma, che può essere definito come un sottoinsieme del corso iniziale. In questo caso sia le sessioni teoriche che gli esercizi saranno minori. Anche in questo caso, al termine del corso è previsto l’esame finale. Il subacqueo otterrà una certificazione che lo abiliterà ad immergersi, solo e sempre sotto la supervisione diretta di un professionista a profondità inferiori a 12 metri e potrà, in qualsiasi momento completare le sessioni restanti per ottenere la certificazione completa.
Il secondo brevetto subacqueo (advanced open water diver, advanced adventurer o brevetto di secondo grado) è invece un percorso articolato che permette all’allievo di provare una introduzione a 5 differenti specialità. Molte agenzie didattiche consentono al subacqueo, al termine del corso, di raggiungere una profondità massima di 30 metri.
A questo punto il percorso subacqueo si articola in una serie infinita di specialità. Tra le più gettonate c’è l’immersione profonda (deep diving), che abilita a raggiungere una profondità massima di 39 metri (limite per la subacquea ricreativa) senza mai superare i tempi di non decompressione. Un’altra specialità importante e fortemente consigliata è quella che abilita il subacqueo ad utilizzare una miscela d’aria arricchita di ossigeno (Nitrox). Tra le specialità legate all’utilizzo di attrezzatura speciale è importante menzionare quella che abilita all’utilizzo della muta stagna.
Alcune agenzie didattiche prevedono anche un brevetto di terzo livello che abilita a raggiungere la profondità massima di 42 metri e che racchiude ovviamente anche la specialità deep dive.
La specialità Rescue (o stress and rescue) è una specialità che permette al subacqueo di apprendere tutte le conoscenze necessarie per riconoscere rapidamente, ed eventualmente correggere, situazione che potrebbero causare stress o situazioni di emergenza. È una specialità che forma una sorta di tratto d’unione tra l’attività ricreativa e quella professionale.

Il percorso didattico del subacqueo tecnico

Chi vuole progredire ed estendere il proprio spazio d’azione può decidere di affrontare i corsi che lo abiliteranno a diventare un subacqueo tecnico.
Alcune agenzie didattiche, come TDI e UTD, sono prevalentemente specializzate per fornire corsi tecnici. Altre, come PADI e SSI, hanno invece strutturato apposite branche dedicate denominate Tech Rech o Extended Range (XR).
Attraverso i corsi tecnici il subacqueo acquisirà le necessarie competenze e l’addestramento per eseguire autonomamente immersioni, con obbligo di decompressione anche a tappe multiple, utilizzando sia miscele nitrox sia ossigeno puro.
Utilizzando miscele trimix sarà possibile immergersi sino a 60 metri. Un’apposita certificazione abiliterà il subacqueo ad immergersi a profondità maggiori utilizzando una miscela trimix ipossica.
L’utilizzo di attrezzature e procedure dedicate è un prerequisito fondamentale e necessario per questo tipo di attività.

Il percorso didattico del subacqueo professionista

Diventare un professionista del mondo della subacquea è un sogno di molti. Significa ispirare e fare crescere le altre persone, assumersi delle responsabilità, imparare ad insegnare agli altri, infondere fiducia e sicurezza e soprattutto aprirsi la porta verso il mestiere più bello del mondo: quello dell’istruttore subacqueo.
Il primo passo è quello di diventare guida subacquea per poter accompagnare i subacquei brevettati in percorsi subacquei. La guida subacquea utilizza nozioni di gestione di un gruppo e di prevenzione degli incidenti.
Il Divemaster è una guida subacquea che ha superato corsi teorici appositi sulla fisica e fisiologia dell’immersione, sulla teoria della decompressione e sulla configurazione ed il funzionamento dell’attrezzatura. Sotto supervisione possono insegnare la teoria e parte delle sessioni in piscina di un corso Open Water. Se ottengono una specifica abilitazione possono anche insegnare autonomamente alcune specialità.
L’istruttore subacqueo è colui che può insegnare e certificare i subacquei.
Il Trainer è l’istruttore subacqueo che può preparare i futuri candidati che affronteranno la valutazione per diventare a lor volta istruttori.

L’attrezzatura subacquea

Il Sistema Totale d’Immersione conta sei sottosistemi:

  1. Attrezzatura per Snorkeling
  2. Sistema di protezione termica
  3. Apparato di erogazione
  4. Sistema d’informazione
  5. Apparato per l’assetto
  6. Accessori

Attrezzatura per Snorkeling

L’attrezzatura per snorkeling consente di muoversi, respirare e guardare sotto, mentre si galleggia sulla superficie, e comprende maschera, snorkel, calzari, pinne e borsa a rete. Dato che la maschera è la finestra sul mondo immerso, quando la si sceglie è importante privilegiare la perfetta aderenza ed il comfort. Lo snorkel consente di respirare in superficie con il viso immerso, aiutando a modificare lo stato da mammifero terrestre a marino. I calzari sono disegnati per essere messi insieme alle pinne, allo scopo di aumentare il comfort e l’adattamento al piede. Servono anche a proteggere dal fastidio, che si percepisce quando si cammina su superfici accidentate. Le pinne assicurano propulsione in acqua con il minimo sforzo. E, alla fine, la borsa a rete permette di trasportare l’attrezzatura per snorkeling al o dal sito d’immersione, mentre nel frattempo si asciuga.

Sistema di protezione termica

Il sistema di protezione termica è composto dagli elementi che mantengono il subacqueo caldo ed a suo agio, sott’acqua. Include muta isolante, cappuccio per le acque più fredde, e guanti o manopole. L’ultimo componente è un indumento per coprirsi dopo l’immersione, quando la temperatura si fa fresca o fredda.
Per tenere costantemente il proprio corpo caldo si deve indossare una protezione, di spessore appropriato, della giusta taglia e con le cuciture integre. Lo spessore della protezione risolve la perdita di calore dovuta a convenzione. Detto ciò, è solo una questione di strati. Si può usare una protezione pesante, un tessuto leggero, una muta umida di qualsiasi spessore, o anche una muta stagna. Dipende tutto dal tipo di immersione che si intende fare.
Le moderne mute umide sono di aspetto nuovo ed accattivante, ma non sono tutte uguali. Le mute migliori sono fatte di neoprene cellulare, composte da bollicine d’aria in un supporto gommoso. Sono queste bolle minuscole di aria o azoto a isolarti e tenere caldo, non la gomma. L’azoto è più denso e meno suscettibile alla compressione, il che consente alle bolle di mantenere integralmente le proprietà isolanti e dare buone prestazioni. Dunque, più azoto c’è all’interno del materiale, più caldi si starà sott’acqua.
La figura qui sotto offre alcune linee guida. È utile rammentare che i fabbisogni termici sono del tutto personali. Subacquei esperti diranno che non c’è nulla di peggio di rovinare un’immersione che sarebbe stata splendida, se il freddo ci assale.

Siccome molto del calore si perde dalla testa, dai piedi e dalle mani il cappuccio, i guanti ed i calzari costituiscono il 30% od il 40% della protezione termica.
Le mute stagne sono usate in acqua fresca o fredda. Dell’aria viene pompata all’interno, tramite una valvola d’immissione, collegata al primo stadio dell’erogatore, con una frusta LP. Si introduce aria per protezione termica ma anche per evitare l’effetto ventosa. In risalita bisogna consentire all’aria di uscire, dalla valvola di scarico.
Una muta può durare almeno 5 anni se ci si prende bene cura di essa. Bisogna sciacquarla con cura dopo l’immersione ed appenderla ad asciugare. Non si deve stivarla piegata o sotto un peso. Può riportare delle pieghe permanenti e creare punti freddi, a causa della rottura delle microcellule. È meglio conservarla in un luogo asciutto.

Apparato di erogazione

L’apparato di erogazione è sicuramente la parte più importante dell’attrezzatura. È il primo componente dell’equipaggiamento di supporto vitale. È specificamente progettato per rilasciare una adeguata quantità di gas respiratorio (Aria o Nitrox) in immersione, in qualsiasi condizione.
SCUBA è l’acronimo di Self Contained Underwater Breathing Apparatus. Il termine SCUBA descrive l’apparato di erogazione del Sistema Totale d’Immersione. Questo complesso comprende erogatore, fonte d’aria alternativa, bombola ad alta pressione.
L’erogatore è composto da un primo e da un secondo stadio. Il primo stadio può essere non bilanciato, bilanciato, con doppio bilanciamento o sovrabilanciato. Gli erogatori migliori hanno sempre il primo stadio bilanciato. Questa parte riceve il gas respiratorio compresso, dalla bombola, e ne riduce la pressione a 10 bar più ambiente. Il secondo stadio prende invece il gas dal primo stadio alla pressione ambiente + 10 bar e lo porta alla pressione ambiente, che è quello di cui si ha bisogno in profondità.
Oltre al secondo stadio, l’apparato di erogazione è fornito di una fonte d’aria alternativa, colorata vivacemente, con una frusta più lunga, idonea ad essere condivisa in caso di emergenza. Una clip è utile per assicurare il secondo stadio alternativo al jacket. Esiste un altro tipo di fonte d’aria alternativa, che si innesta sulla frusta di gonfiaggio del jacket, a formare una unità unica, e che elimina la presenza di una seconda frusta, proveniente dal primo stadio.
In acque fredde la fonte d’aria alternativa deve essere un erogatore separato, completo di primo e secondo stadio, collegato sia ad una seconda uscita che ad una bombola separata.
Esistono due modi di collegare il primo stadio alla bombola: il sistema internazionale e quello DIN (Deutsche Institut fuer Normung). Un primo stadio DIN si avvita direttamente nella rubinetteria, mentre il sistema internazionale è fissato alla rubinetteria con una brida da serrare.
Dopo l’immersione, soprattutto in acqua di mare, si deve sciacquare abbondantemente l’apparato, e tutta l’attrezzatura, in acqua dolce. È necessario chiudere il primo stadio con il tappino di gomma apposito e non premere il bottone di erogazione manuale, altrimenti l’acqua potrebbe entrare nell’erogatore e provocare corrosione.
L’accumulo di sale può influenzare il buon funzionamento dell’erogatore. Non bisogna stivarlo mai, senza averlo sciacquato, nella borsa sub, dopo che ha lavorato in acqua di mare. Bisogna conservarlo in un posto fresco e secco, al riparo dal sole. Non mettere pesi sopra le fruste, soprattutto in corrispondenza dell’inserzione della frusta nel corpo del primo stadio. Se sottoposto ad una buona pulizia e manutenzione l’erogatore dovrebbe durare molti anni senza problemi. Consiglio sempre una revisione annuale presso un centro autorizzato.
L’altro componente del sistema è la bombola. È progettata per contenere la scorta di gas respirabile. A seconda della taglia e del materiale di costruzione, il gas all’interno viene compresso almeno 150 volte, in modo da poter essere contenuto in uno spazio relativamente piccolo.
Le bombole sono disponibili in varie taglie, costruite in alluminio o acciaio. La pressione operativa usuale varia da 150 a 300 bar, e la capacità spazia da 1 a 18 l. Le bombole più comuni sono fabbricate in alluminio, con un volume interno di 12 l, caricabili a 200 bar, con un peso complessivo di circa 18 kg.
Se all’interno delle bombole è entrata dell’umidità, la corrosione che ne consegue può indebolirne le pareti. Non c’è possibilità di valutare le condizioni dell’interno della bombola esaminandola dall’esterno.
La legge richiede che le bombole siano collaudate a scadenze prefissate, a seconda dei paesi, per essere sicuri che non presentino corrosione. Questo test idrostatico misura l’elasticità delle pareti ed analizza segni di deterioramento o indebolimento. Se la bombola passa il collaudo, data e test vengono stampigliati sull’ogiva della bombola stessa. Se non passa, non può essere più utilizzata e viene distrutta.

Sistema di informazione

Una parte dell’apparato di erogazione è il sistema di informazione. L’elemento più comune è il computer, con uno schermo che permette di tenere sotto controllo l’aria, la profondità, il tempo, la temperatura, le velocità di discesa e risalita e le immersioni ripetitive. Il Dive Log è una via per rintracciare il numero ed il tipo delle tue immersioni, semplicemente prendendo queste informazioni dal computer stesso e trasferendole sul Dive Log. Diventerà il diario d’avventura per tutta la vita del subacqueo.
I computer d’immersione si attivano appena ci si immerge, e più o meno immediatamente cominciano a registrare dati come profondità, tempo, temperatura. In alcuni modelli avanzati registrano anche il tempo possibile di permanenza, in base alla pressione ed al consumo di aria. Una volta che risaliti in superficie, lo strumento tiene conto del tuo intervallo di superficie, in modo che lo si possa gestire in relazione all’immersione successiva.
Esistono molti tipi di computer: modelli da polso, integrati con manometro, integrati con sonda wireless, simili ad orologi. La maggior parte degli strumenti viene fornita con un kit per fare il download delle immersioni sul tuo PC o Mac, per visualizzare i profili.
Di seguito le caratteristiche più comuni dei computer per immersione:

  • Modalità pianificazione
    Permette di vedere i limiti di non decompressione per le profondità pianificate e gli intervalli di superficie inerenti. Puoi spostarti tra varie profondità e tempi. Alcuni modelli consentono di definire un intervallo di superficie definito, in modo che tu possa pianificare la successiva in anticipo.
  • Modalità immersione
    Entrando in acqua, il computer si accende automaticamente in modalità immersione. Allora lo strumento inizia a calcolare profondità, tempo di fondo e tempo al limite di non decompressione. In risalita ti avvertirà se stai andando troppo velocemente. Una volta in superficie, lo strumento continua a calcolare il rilascio d’azoto, in modo che, quando fai l’immersione ripetitiva, ha già calcolato l’azoto residuo della prima immersione. I computer integrati con l’aria riportano anche il tempo che ti rimane a disposizione, in base alla scorta di gas nella bombola, al tuo consumo ed alla profondità.
  • Modalità Dive Log
    La maggior parte dei computer registra automaticamente i dati delle tue ultime 5/100 immersioni (profondità, tempo, temperatura, allarmi, altitudine ecc). Alcuni modelli mostrano anche il grafico del profilo d’immersione. Puoi usare queste informazioni quando scarichi le tue immersioni sul tuo Dive Log.
  • Allarmi
    Praticamente tutti i computer hanno allarmi sonori e visivi. Essi possono essere settati per segnalare differenti eventi: per esempio che hai raggiunto la massima profondità, che stai risalendo troppo rapidamente, che sei prossimo ai limiti di non decompressione, oppure che la batteria è quasi scarica. Oltre a tutto ciò, i computer integrati con l’aria hanno delle opzioni di allarme per la scarsità di pressione.
  • Tempo di volo ed immersione in altitudine
    La maggioranza dei computer hanno anche la funzione del tempo per volare. In questa modalità, lo strumento riporta quanto tempo deve attendere il subacqueo per poter volare in aereo, dopo un’immersione. Molti computer hanno anche la funzione di compensazione dell’altitudine, dove la pressione atmosferica più bassa implica diversi limiti di non decompressione.
  • Integrazione con PC
    Molti di questi strumenti possono essere messi in comunicazione con il PC, per scaricare e archiviare i dati d’immersione. Questi dati sono poi accessibili in ogni momento, per analizzare le immersioni, i consumi (per quelli integrati con l’aria) e i profili d’immersione.

Un altro elemento importante del sistema di informazioni è il set di strumenti analogici, non elettronici.

Il manometro è “l’indicatore del carburante”. È lo strumento che dice al subacqueo quanto gas ha nella bombola. Si collega ad un’uscita di alta pressione sul primo stadio dell’erogatore. Le caratteristiche a cui è necessario prestare attenzione, all’atto dell’acquisto, sono il quadrante ben leggibile ed un vetro resistente ai graffi. I manometri sono disponibili in unità imperiali o metriche, e possono essere sia analogici che digitali. Deve essere guardato spesso, durante l’immersione.

Il profondimetro è lo strumento che permette al subacqueo di conoscere la profondità a cui si trova, per rispettare il piano di immersione. Bisogna sapere quando si raggiunge la massima profondità, ed è necessario tenerla sotto controllo, per non superare i limiti pianificati. La maggior parte degli strumenti analogici sono tarati sull’acqua di mare, ed alcuni sono dotati di una lancetta di massima, che mostra la massima profondità raggiunta. Alcuni profondimetri analogici hanno anche la compensazione per l’altitudine. Quelli digitali sono più precisi di quelli analogici, e di fatto fanno parte delle caratteristiche di qualsiasi computer.

Lo strumento segnatempo per definizione è il computer, ma l’orologio sub è un’opzione valida. Quest’ultimo comunica l’ora, ma serve anche per misurare il tempo trascorso sott’acqua. La ghiera attorno al quadrante, mobile solo in un senso, è messa a zero sul tempo d’inizio dell’immersione, per indicare quanti minuti sono passati sott’acqua. Gli orologi digitali mostrano ora e tempo trascorso automaticamente, con letture continue.
Un altro strumento segnatempo è il timer. Attivato automaticamente dalla pressione, quando il sub scende, si blocca quando il sub ritorna in superficie, mostrando il tempo totale trascorso in acqua. Anche i timer tengono conto dell’intervallo di superficie, tra due immersioni successive. Gli orologi devono resistere alla pressione relativa di 100 m, o, ancora meglio, 200 m (20 ATA). I timer digitali fanno parte delle caratteristiche di qualsiasi computer d’immersione, ed automaticamente registrano il tempo trascorso in acqua.

La bussola serve per mantenere la direzione, quando la navigazione naturale non funziona, a causa di mancanza di punti di riferimento o scarsa visibilità. Indicano anche la rotta di ritorno da un punto d’immersione. Esistono vari tipi di bussola:

  • A lettura laterale: si attacca sul polso o in consolle, e può essere letta dall’alto o dal lato.
  • Da rilevamento, a lettura dall’alto: sono progettate per segnare con precisione le rotte e per avere la rotta reciproca. Può essere messa al polso o in consolle.
  • Digitale: fornisce informazioni molto più dettagliate delle bussole normali. Richiedono una sorgente di energia, come una batteria. Le bussole digitali hanno caratteristiche vantaggiose per diversi tipi d’immersione.

Apparato per l’assetto

Consente di raggiungere un perfetto controllo dell’assetto durante tutta l’immersione, compreso il galleggiamento in superficie, la discesa controllata, gli spostamenti in quota e la risalita controllata. Nel malaugurato caso di un’emergenza, il jacket deve essere dotato di mezzi di richiamo sia visivi che sonori, e di uno strumento da taglio, come un coltello o una cesoia. Molti GAV hanno i pesi integrati, il che significa che, invece di indossare una pesante e scomoda cintura, la zavorra viene messa in tasche sganciabili, ricavate nel jacket stesso.
Deve essere adatto alla forma del corpo, ed idoneo al tipo di immersioni che si intende fare. I GAV sono normalmente fatti di tessuto e nylon, cuciti insieme. I GAV più moderni sono di vari tipi, con sacco singolo o doppio, tutto dietro o avvolgenti. In più sono equipaggiati con valvole di scarico e di emergenza sulla spalla e dietro, per rilasciare rapidamente il gas, se so è a testa in giù.
I GAV sono dotati di un sistema di carico per gonfiare, anche a bocca, e di uno di scarico. Si può gonfiare il GAV con un dispositivo meccanico, collegato con il primo stadio, che spinge l’aria all’interno del sacco. Si può scaricare con un analogo dispositivo di rilascio.
Quando si scarica è fondamentale ricordarsi che l’aria tende ad andare verso la zona superiore del GAV. Il modo migliore è quello di ruotare in posizione a testa in alto, mentre si preme il bottone di rilascio aria, o si tira la valvola di scarico.
Alcuni produttori hanno ideato dei sistemi di carico e scarico meccanici/pneumatici, che permettono al subacqueo di rimanere in posizione di nuoto, semplicemente premendo o tirando il dispositivo pneumatico.

Accessori

Il sistema degli accessori allarga le possibilità dell’esperienza subacquea e del Sistema Totale d’Immersione rispetto a obiettivi specifici. Tra gli accessori contiamo strumenti speciali, parti di ricambio, lubrificanti e detergenti approvati, e qualsiasi altro elemento che renda l’immersione più gradevole. Quando il subacqueo scopre quale attività attira di più, e otterrà un brevetto di specialità relativo, continuerà ad espandere la riserva di accessori: luci per la notturna, una custodia per fotocamera, supporti alla navigazione ed attrezzature per ricerca e recupero, e così via.
La torcia è molto utile in immersione. Più il subacqueo va in profondità è più i colori scompaiono, a causa della ridotta penetrazione della luce del sole. Una fonte di illuminazione artificiale permette di ottenere i colori naturali, anche in profondità. La torcia può essere usata per vari scopi, come immersioni diurne, notturne, con poca visibilità o per esplorare relitti.
La borsa contiene e protegge in viaggio il Sistema Totale d’Immersione. Esistono vari tipi di borse. Indipendentemente da quale si sceglie, deve essere abbastanza robusta da sopportare il rude trattamento delle linee aeree. Le ruote sono un vantaggio. Le tasche esterne consentono di tenere in ordine le attrezzature più piccole. È consigliabile avere una piccola borsa separata per erogatori, da portare in cabina, ed una borsa a rete per quando si arriva a destinazione.
È sempre una buona idea portare con se il kit “salva immersione”. Consiglio di portare parti come una maschera di riserva ed i relativi cinghioli, o-ring, antiappannante, detergente per il vetro, boccagli, cavetti, batterie, lampadine, ed anche l’attrezzo multifunzione.

Personalmente raccomando di acquistare tutta l’attrezzatura nei negozi specializzati. Differentemente dall’attrezzatura di altri sport, quella subacquea è un equipaggiamento di supporto alla vita. E per farlo funzionare bene, assicurando perennemente il divertimento sott’acqua, deve adattarsi perfettamente, e deve essere scelto in base all’attività che si vuole svolgere. Le attrezzature non sono tutte uguali, ed una taglia non veste tutti.
Molti produttori vendono e fanno assistenza tramite una rete di concessionari di vendita. Questi rivenditori non solo informano sulle caratteristiche ed i vantaggi, ma sono anche autorizzati ad assemblare, riparare e far garanzia alla tua attrezzatura.

L’ambiente subacqueo, la fisica e la fisiologia

Il peso dell’aria e dell’acqua

Sappiamo che l’aria pesa circa 1,29 gr/l. Una atmosfera, che rappresenta il peso su un centimetro quadrato di una colonna d’aria, che si estende dalla superficie del mare fino al limite esterno dell’atmosfera (circa 400 km), equivale circa a 1,0 bar. Di solito non sentiamo questa pressione, perché insiste in ogni direzione su tutto il nostro corpo.
La pressione è definita come forza su unità di superficie, ed è solitamente espressa in atm o bar, nel sistema metrico decimale ed in libbre per pollice quadrato (PSI) in quello imperiale. È normale pensare alla pressione in termini di bar o atmosfere (atm).
Ci accorgiamo dei cambiamenti di pressione quando entriamo nell’universo acquatico. Sia l’acqua dolce che quella di mare sono considerevolmente più pesanti dell’aria. L’acqua dolce pesa 1,0 kg/l, mentre quella salata 1,025 kg/l. Questo significa che un litro di acqua è circa 800 volte più pesante di un litro di aria. Un aumento di 1 atm (o 1 bar) sott’acqua si verifica in uno spazio piuttosto breve: solo 10 m di acqua di mare o 10,25 m di acqua dolce.
Ogni 10 m di acqua di mare, o 10,20 m di acqua dolce, sul nostro corpo si esercita un aumento di pressione di 1 bar (o 1 atm).

Pressione assoluta e pressione manometrica

La pressione assoluta, chiamata anche pressione ambiente, si riferisce alla pressione totale che si esercita su un oggetto. La pressione assoluta include 1 bar, il contributo dell’aria atmosferica sopra la superficie dell’acqua, più la pressione addizionale, esercitata dall’acqua in profondità. La pressione assoluta è espressa in ATA o bar.
La pressione manometrica si riferisce invece alla pressione che si può leggere su un manometro. Dato che il manometro legge 0 bar a 1 bar, questa pressione può essere calcolata sottraendo 1 da quella totale. Si esprime in bar.
La pressione assoluta al livello del mare è 1 ATA o 1 bar, mentre quella manometrica è 0 bar.
L’aumento di pressione in discesa in acqua salata ammonta a 1,0 bar ogni 10 m.

Legge di Boyle

La legge di Boyle recita: a temperatura costante, il volume di un gas, in un contenitore deformabile, è inversamente proporzionale ai cambiamenti di pressione, mentre la densità rimane direttamente proporzionale. Dunque, per i subacquei: se la pressione dell’acqua aumenta, il volume degli spazi aerei diminuisce, se la pressione dell’acqua diminuisce, il volume di detti spazi aumenta.
In altre parole, all’aumentare della pressione il volume diminuisce, al diminuire della stessa il volume aumenta.

La legge di Boyle dice:
P1 x V1 = P2 x V2
P1 = Pressione iniziale
V1 = Volume iniziale
P2 = Pressione finale
V2 = Volume finale
Con questa formula, è possibile prevedere il volume di un contenitore deformabile, contenente aria, quando è soggetto ad un aumento di pressione in profondità.

Profondità in m ATA Pressione ambiente in bar Volume di un contenitore sigillato Densità del Gas
0 1 1 1 1x
10 2 2 0,5 2x
20 3 3 0,333 3x
30 4 4 0,25 4x
Percentualmente, il cambiamento più significativo di volume avviene nei primi 10 m. Questo significa che il subacqueo deve reagire immediatamente ai cambi di pressione, appena inizia a scendere. Gli spazi aerei subiscono una compressione (diminuendo di volume) durante la discesa, a meno che tu non si introduca maggiore quantità d’aria al loro interno, rimettendo in equilibrio la pressione interna con quella ambiente.

Effetti primari della pressione in discesa

La compensazione della differenza di pressione protegge contro un effetto chiamato “ventosa”. Il fenomeno è sempre fastidioso e, a meno che non sia affrontato prontamente, può portare ad un danneggiamento dei tessuti. Durante il primo corso si imparano le tecniche di compensazione adeguate a proteggere ogni spazio aereo del corpo che possa essere soggetto a questo effetto, cioè orecchie, seni, polmoni, denti, intestino.
L’orecchio si compone di una parte esterna, del canale auricolare, della membrana timpanica, della parte mediana, della parte interna e delle tube di Eustachio. La membrana timpanica, o timpano, separa l’orecchio medio dall’ambiente esterno (aria o nel nostro caso acqua). Questa membrana e, ed il rispettivo tessuto connettivo, sono le aree più sensibili al colpo di ventosa.
L’orecchio medio e quello interno contengono gli organi per l’udito e l’equilibrio. Due tra le più piccole membrane del corpo umano separano l’orecchio medio da quello interno. Si chiamano finestra tonda e finestra ovale. Queste membrane sono una delle ragioni per cui ti si insegna a soffiare con delicatezza, quando compensi le orecchie. Un danno alla finestra tonda o ovale può provocare passaggio di aria dall’orecchio medio a quello interno. E ciò può causare l’insorgenza di suoni acuti o gravi, ed anche la perdita dell’udito. La rottura di una di queste finestre può anche essere causa di vomito e vertigini, una combinazione davvero rischiosa, quando si è in immersione.
Le tube di Eustachio, che collegano l’orecchio medio al cavo orofaringeo, permettono all’aria di passare dalla gola all’orecchio medio. Sono molto importanti per il processo di compensazione.

Non appena il subacqueo scende in profondità, la pressione esterna dell’acqua sul timpano aumenta, e lo spinge verso l’interno. Se non viene introdotta altra aria nell’orecchio medio, attraverso le tube di Eustachio, può verificarsi un effetto ventosa.
È facile riconoscere e prevenire l’effetto ventosa all’orecchio medio in quanto è lo stesso fastidio che si può provare quando ci si tuffa, anche nell’acqua bassa di una piscina. Questo fastidio, o dolore, è il sintomo principale che indica che il timpano ed il connettivo circostante sono sotto carico meccanico. In generale il dolore è precedente alla rottura, ed è un segno che qualche tessuto è già stato danneggiato. Pertanto, per iniziare a compensare, non bisogna mai aspettare mai il dolore.
Si possono già verificare lesioni con una differenza di pressione di 0,1 bar (atm) alla profondità di 1 m. Anche un aumento di pressione, dovuto ad un battente di 30 cm, può perforare il timpano. La conseguenza di una perforazione timpanica è la perdita dell’udito, ed il sub potrebbe provare vertigini, se l’acqua fredda entra nell’orecchio medio.
L’effetto ventosa si verifica in discesa, ed è rarissimo che si crei in risalita. Se risalendo si prova dolore, è necessario fermarsi e poi riprendere lentamente la risalita.
Abbiamo quattro paia di seni: frontali, mascellari, etmoidali e sfenoidali. Si tratta di spazi vuoti nelle ossa del cranio. Alleggeriscono il cranio, riscaldano ed umidificano l’aria che respiriamo e creano risonanza alla nostra voce. I seni sono ricoperti da membrane mucose e sono collegati al naso con sottili passaggi, che possono facilmente bloccarsi per congestione o irritazione.
L’effetto ventosa sui seni avviene quando l’aria viene intrappolata all’interno degli stessi. In discesa, l’aumento di pressione può causare al subacqueo la rottura delle membrane mucose. Se ciò accade, l’aria all’interno viene sostituita dal sangue e dai tessuti rigonfi, in un processo di compensazione.
Il primo segno di ventosa ai seni è di solito un acuto dolore o una sensazione di blocco, appena sopra gli occhi.
La maschera crea una sorta di sacca rigida di aria in prossimità del naso e degli occhi. Proprio come per gli altri fenomeni di ventosa, la pressione aumenta, il volume diminuisce e questa sacca rigida si comprime sul tuo viso. Poiché che gli occhi, ed i tessuti circostanti, sono irrorati di sangue a pressione ambiente, il delta di pressione tra il sistema circolatorio e l’aria nella maschera può provocare la rottura dei capillari all’interno ed intorno agli occhi.

Tecniche di compensazione

La prevenzione dell’effetto ventosa alle orecchie è facile. Le seguenti tecniche di compensazione rilassano la muscolatura, che controlla l’apertura delle tube, e permettono all’aria di entrare nell’orecchio medio, alla pressione ambiente:

  • Deglutizione
  • Movimento della mandibola
  • Manovra di Valsalva
    Per eseguire la manovra di Valsalva, bisogna prendere il naso tra due dita e soffiare gentilmente, fino a che la pressione non si compensa. Non soffiare troppo o non provare a forzare aria nell’orecchio medio. Questa tecnica deve essere usata con precauzione, dopo che deglutizione o movimento della mandibola non hanno funzionato.
    Diversamente dagli altri effetti ventosa, il blocco inverso avviene solo in risalita, quando la pressione ambiente decresce ed il volume dell’aria negli spazi aerei aumenta. Il fenomeno è molto raro e può essere contrastato risalendo molto lentamente o anche fermandosi, per permettere al gas intrappolato di uscire.

Visione sott’acqua

In immersione la visione cambia in un modo particolare, ed il subacqueo è sottoposto ad una illusione ottica, chiamata rifrazione. I raggi di luce, quando passano dall’aria della maschera all’acqua, deviano. Questo rende gli oggetti il 33 % più grandi ed il 25 % più vicini.
L’illuminazione, cioè la quantità di luce che passa in acqua, varia a seconda della posizione del sole, delle nuvole e del moto ondoso. Onde molto grosse sfavoriscono il passaggio della luce in acqua. In più la luce si disperde incontrando le molecole d’acqua, diventa più morbida, dà meno contrasto, e diminuisce d’intensità.
Più ci immergiamo in profondità e più si indeboliscono i colori caldi, come rosso, arancione, giallo, fino a quando non spariscono del tutto, e noi vediamo solo blu e porpora. Questo è l’assorbimento.
La visione può anche essere limitata da particelle in sospensione. I raggi di luce si rompono in un caleidoscopio di colori quando l’acqua si muove e diffonde la luce. Rifrazione, illuminazione, assorbimento, diffusione e limpidezza sono i fattori che rendono lo stesso sito d’immersione molto diverso di ora in ora.

Temperatura dell’acqua

La temperatura dell’acqua varia da 0° a oltre 26° C, in relazione al sito dove ci si immerge. Ed inoltre il subacqueo potrebbe trovare tra superficie e fondo anche una differenza di 10 o 20° in quanto l’acqua fredda è più densa, essa affonda sotto quella calda. Questo fenomeno crea stratificazioni di temperature diverse, mentre si scende in profondità. La differenza può anche essere notevole. I sottili strati dove la temperatura cambia, si chiamano termoclini.
I termoclini ci sono in tutte le masse d’acqua. In alcune sono più avvertibili che in altre, e questa è la ragione per cui è necessaria una protezione termica.
In linea teorica la perdita di calore può essere 25/30 volte maggiore di quella in aria, per contatto con l’acqua (conduzione) e per il movimento dell’acqua lungo la pelle (convezione). Una adeguata protezione termica, cioè la muta, assicurano l’aumento del divertimento in immersione.

Comunicazione in immersione

Dato che sott’acqua non si può parlare, il subacqueo ha bisogno di comunicare a gesti.
Il suono si comporta in maniera molto diversa sopra e sotto la superficie. Sott’acqua esso viaggia 4 volte più velocemente che in aria, e sembra provenire da ogni direzione. Ciò perché le orecchie non si adattano all’aumentata velocità.
Se non si riesce a trasmettere un messaggio con i segnali manuali, ci sono altri dispositivi di comunicazione, come le lavagnette o i fogli impermeabili.

Possibili problemi fisici

Struttura polmonare

I polmoni sono fatti di circa 300 milioni di alveoli, organizzati in grappoli alla fine degli alberi bronchioli.
La capacità totale dei polmoni è abbastanza contenuta, solo 5 o 6 l, ma la superficie di questi alveoli è molto estesa. Per contenere tale enorme superficie, le pareti alveolari devono essere molto sottili, e ciò fa sì che siano fragili in caso di improvvisi o prolungati cambi di pressione.
Gli alveoli sono circondati dal letto capillare polmonare. I capillari sono piccoli e sottili vasi sanguigni, che collegano vene ed arterie, fornendo un’ampia superficie di scambio per il trasferimento dei gas. Quando inspiriamo, il gas è ricco di ossigeno.
Il sangue che arriva ai capillari dei polmoni proviene da altre parti del corpo. Per questo è povero di ossigeno e ricco di anidride carbonica.
L’ossigeno appena inspirato si trasferirà dall’interno degli alveoli nel letto capillare e poi nel torrente circolatorio. L’anidride carbonica si trasferisce invece dal sangue agli alveoli, per essere espulsa con l’espirazione. Questi scambi di gas da un’area a più alta concentrazione verso una a più bassa concentrazione del gas stesso si definisce diffusione. L’ossigeno e l’anidride carbonica si diffondono costantemente in direzioni opposte.
I polmoni ed il cuore lavorano insieme per portare ossigeno alla totalità del corpo, e per rimuovere l’anidride carbonica ed espellerla dai polmoni.
Quando inspiriamo, il sangue nel letto capillare, ora arricchito di ossigeno e impoverito di CO2, scorre verso la parte sinistra del cuore, attraverso la vena polmonare. Le vene polmonari portano il sangue dai polmoni al cuore, e sono le uniche vene del corpo che portano sangue ossigenato.
Il sangue viene poi pompato nell’aorta (l’arteria più grande del corpo). Le arterie trasportano il sangue dal cuore ai vari letti capillari dei tessuti, in tutto il corpo. Il sangue ossigenato si sposta nei tessuti, cioè prende corpo ancora il processo di diffusione. L’ossigeno si diffonde nei tessuti e l’anidride carbonica, che vi si è accumulata, si diffonde nel sangue.
A questo punto il sangue viene trasportato dalle vene al lato destro del cuore, pompato nelle arterie polmonari, e spinto nei letti capillari polmonari.
Se diminuisce la pressione assoluta su un contenitore deformabile con aria all’interno, come i polmoni, il volume subisce un aumento.
Se il subacqueo si spinge a 30 m (4 ATA o bar), riempie i polmoni e risale in superficie (1 ATA o 1 bar) senza espirare, il gas si espanderà fino a formare un volume di 20 l, cioè 4 volte il volume normale dei polmoni stessi. Questi organi non possono tollerare una espansione di questo tipo, e ne risulterebbero danneggiati. Se il tessuto polmonare è già disteso al massimo nell’inspirazione, basta una diminuzione di pressione dovuta ad una risalita di 1,2 m, per creare una lacerazione.

Lesioni da sovradistensione

L’embolia gassosa arteriosa (EGA) è uno degli incidenti più gravi della subacquea.
Se un subacqueo non bene addestrato trattiene il respiro e risale può procurare la rottura degli alveoli e così delle bolle entrano nel sistema circolatorio polmonare, il letto capillare. Queste bolle viaggiano nelle vene polmonari verso la parte sinistra del cuore, poi nell’aorta e quindi nelle carotidi, che vanno al cervello. Le bolle cioè seguono la rotta del sangue verso il cervello. Le arterie cerebrali si aprono in una miriade di vasi estremamente piccoli, fino a raggiungere i capillari del cervello.
Le bolle di gas si espandono secondo la legge di Boyle, durante la risalita del subacqueo, nel momento stesso in cui entrano nei vasi sanguigni. E così la circolazione si blocca, creando una ostruzione, chiamata embolo. Potrebbero essere molti gli emboli che bloccano contemporaneamente la circolazione cerebrale. Ogni blocco risulta in un danno tissutale significativo. Il cervello è estremamente sensibile e suscettibile a episodi di carenza di ossigeno (ipossia), e può riportare danni irreversibili se la circolazione non riparte in 4 o 5 minuti.
La seconda lesione più seria collegata con la sovradistensione è lo Pneumotorace. In questo caso l’aria fuoriesce dai polmoni e va a collocarsi tra il sacco (pleura), che contiene i polmoni e la cassa toracica. Ciò frequentemente esita in un collasso del polmone stesso, e può provocare compressione al cuore, danneggiando la circolazione.
Nell’Enfisema Sottocutaneo, l’aria esce dai polmoni verso il mediastino, vicino al cuore, spostandosi poi lungo la trachea in una zona alla base del collo o nel collo stesso.
Nell’Enfisema Mediastinico, l’aria, fuoriuscita dai polmoni, si accumula nell’area vicino al cuore, e comprime il cuore stesso ed i vasi circostanti.
A volte il subacqueo non è cosciente della rottura dei polmoni e dell’insorgenza di un’EGA. Si potrebbe presentare solo un senso di fastidio al petto. In questi casi il danno polmonare si evidenzia con il sangue dalla bocca, e per il resto l’EGA non dà altri .
È importante notare che queste situazioni raramente compaiono singolarmente, è probabile invece che si verifichino insieme, in presenza di sovradistensione.
Nell’EGA, l’area del cervello colpita influenza i sintomi. Il sintomo più comune è la perdita di coscienza, che spesso avviene prima che il sub arrivi in superficie, o entro 4-6 minuti dall’affioramento.
Quando un subacqueo affiora privo di conoscenza, o la perde entro-6 minuti, bisogna sospettare subito una possibile EGA. L’infortunato deve essere subito ricompresso. La mancanza di conoscenza è spesso l’unico segno di lesione. Altri segni di embolia gassosa arteriosa possono essere simili a quelli di un ictus, con eloquio disturbato, confusione, debolezza in uno o entrambi gli arti (si può presentare anche in entrambi i lati del corpo, diversamente da un ictus), o qualsiasi altra sensazione di deficit muscolare o motorio.
Per qualsiasi medico iperbarico è quasi impossibile distinguere una patologia neurologica da decompressione da un’EGA, se non per la storia dell’immersione.
Nello Pneumotorace troviamo gli stessi sintomi dell’Enfisema Mediastinico. Le difficoltà respiratorie possono essere più pronunciate, soprattutto se entrambi i polmoni sono collassati. Questa situazione può provocare arresto cardiaco e morte.
L’Enfisema Sottocutaneo è caratterizzato da gonfiore alla base del collo, con crepitio (una sensazione come di scricchiolio se si tocca il rigonfiamento), e cambi nella voce, che sono il risultato del gonfiore e delle possibili difficoltà respiratorie.
Per prevenire questo tipo di lesioni è fondamentale non interrompere mai il ritmo respiratorio in immersione e se possibile mantenerlo sempre ritmico ed equilibrato. In caso di problemi polmonari pregressi è sempre consigliabile ascoltare il parere di un medico specializzato prima di intraprendere l’attività subacquea.
È necessario sottoporre il subacqueo che mostra sintomi di sovradistensione dopo un’immersione alla somministrazione di ossigeno. Dovrà essere trasportato al più presto presso la più vicina camera iperbarica.

Malattia da Decompressione

La prima descrizione clinica della malattia da decompressione, o malattia dei cassoni, fu fatta dal fisiologo francese Paul Bert, che ebbe l’intuizione che l’aumento della pressione forza notevoli quantità di azoto all’interno del corpo. L’azoto rimane in soluzione fino a che la pressione rimane stabile. Ma se il subacqueo risale troppo velocemente, riducendo drasticamente la pressione, l’azoto esce dalla soluzione, e forma bolle nei tessuti e nel sangue. Le bolle, altresì definite “fase libera” possono creare un certo numero di problemi al subacqueo.
Gli studi di Bert portarono allo sviluppo delle camere iperbariche, e costituirono la base per le tabelle di decompressione a tappe, create dal fisiologo J.S Haldane. La decompressione a tappe è un processo che porta il sub a risalire a profondità progressivamente inferiori, tornando verso la superficie. Questa risalita controllata protegge contro una improvvisa diminuzione di pressione. Ancora oggi si usa la stessa equazione, che è la base per gli algoritmi dei computer e delle tabelle.

La legge di Dalton dice che: “La pressione totale di una miscela di gas è pari alla somma delle pressioni parziali dei singoli gas componenti la miscela stessa”
La legge di Henry dice che la quantità di gas che si scioglie in un liquido è direttamente proporzionale alla pressione parziale del gas su quel liquido.
La malattia da decompressione (MDD) è complessa.
Di fatto il corpo umano è saturo di ossigeno ed azoto (insieme a tracce di altri gas) ad una pressione parziale pari a quella dei suddetti gas nell’aria alveolare. Questa è l’aria contenuta negli alveoli all’interno dei polmoni. Per la legge di Henry, la quantità di azoto assorbita è direttamente proporzionale alla pressione parziale del gas. Ad una profondità di 10 m, la pressione assoluta è di 2,0 bar o ATA, e la pressione parziale dell’azoto (PpN2) sarà raddoppiata a 1,58 bar o ATA (2 x 0,79).
La pressione parziale in superficie era 0,79 bar, mentre la nuova e 1,58 bar. C’è dunque una differenza di 0,79 bar, tra la pressione dell’azoto nel sangue e nell’aria alveolare. Questo è chiamato Gradiente. Il gradiente è la forza che spinge l’azoto a diffondersi nel sangue ed a essere assorbito dai tessuti corporei. Una volta entrato nella circolazione, viene trasportato in tutto il corpo. Un gradiente simile si configura tra l’azoto disciolto nel sangue e quello presente nei tessuti. La quantità e la velocità di trasferimento con cui il gas è assorbito dai tessuti dipendono da una certa varietà di fattori.
Si chiama diffusione il fenomeno che avviene quando un gas si trasferisce, all’interno del corpo, da un’area ad alta concentrazione ad una a bassa concentrazione. La rapidità di trasferimento può essere alta o bassa, dipendentemente dal gas che respiriamo sott’acqua.
La perfusione gioca un ruolo predominante nell’assorbimento dell’azoto. Si può definire il processo corporeo di adduzione del sangue ai letti capillari dei tessuti. Un tessuto ben perfuso ha un largo apporto di sangue, in relazione al suo volume. L’arrivo dai polmoni di una abbondante quantità di sangue, con un gradiente alto del gas, aumenta la velocità di assorbimento dello stesso da parte dei tessuti. Questi tessuti ben perfusi si chiamano “tessuti veloci”, un termine che identifica la velocità alla quale gli stessi assorbono ed eliminano l’azoto. Un tessuto poco perfuso sarà al contrario lento nel ricevere e rilasciare il gas.
Henry sostiene anche che l’assorbimento dipende dalla solubilità del gas. I tessuti adiposi, composti da connettivo, funzionano come deposito principale dei grassi. Il grasso vanta una grande tendenza ad assorbire azoto, ma non è un tessuto molto perfuso ed impiega un certo tempo per raggiungere la saturazione. Quello adiposo è un tessuto “lento”. Se un subacqueo rimane a quota costante per un tempo prolungato, il corpo si satura di azoto fino ad un punto, determinato dalla pressione del gas nell’aria alveolare. Il subacqueo può rimanere altro tempo immerso, ma non vi sarà assorbimento ulteriore di gas. Il corpo, saturato ad una profondità di 10 m, conterrà circa il doppio dell’azoto che contiene in superficie.
In risalita inizia il processo di desaturazione. La pressione parziale del gas nell’aria alveolare diminuisce, al diminuire della pressione esterna, ed il processo di saturazione si inverte. Il gas inerte si diffonde dai tessuti nel sangue, poi dal sangue nell’aria alveolare, e viene espulso con l’espirazione. Il corpo riesce a tollerare un alto gradiente di saturazione, come avviene in una discesa rapida, ma ha una bassa tolleranza agli alti gradienti di desaturazione, come avviene in risalita rapida.
L’azoto rimane in soluzione nei fluidi tissutali e nel sangue fino a che il gradiente con l’esterno non diventa rilevante. Il corpo umano riesce a tollerare la sovrasaturazione, in parte. Quando la differenza di pressione diventa troppo grande, l’azoto esce di soluzione in forma di bolle libere, sia nei tessuti che nel sangue stesso, creando differenti tipi di danni.

Possono esserci pesanti conseguenze per risalite rapide o incontrollate. Un subacqueo che risale rapidamente crea un forte gradiente di desaturazione, per ciascun gas che è stato assorbito. Ciò esita in una sovrasaturazione, sia dei tessuti che del sangue. Ed allora il gas si separa dal liquido, creando bolle, che sono il presupposto per la situazione definita malattia da decompressione (MDD).
In parole più semplici, la MDD si verifica quando un sub sta troppo a lungo in profondità e torna in superficie troppo velocemente, superando la capacità di tolleranza dei tessuti. Quando ciò accade, l’eccesso di azoto produce delle bolle nel sangue e nei tessuti, in risalita.
I sintomi più frequenti di malattia da decompressione sono relativi principalmente alle articolazioni e si manifestano profondi e persistenti. Le articolazioni sono le più esposte allo stress decompressivo, probabilmente per la scarsa circolazione e conseguente difficoltà a liberarsi dell’azoto in decompressione.
Altri sintomi sono: eruzione cutanee pruriginose, principalmente dove la pelle è sottile, disturbi del visus, paralisi, debolezza, perdita di coordinazione, vertigini, intontimento, problemi respiratori, mal di testa, perdita di conoscenza, perdita della memoria e nausea.
I fattori che rendono i subacquei individualmente più o meno portati a soffrirne non sono ancora ben chiari. È possibile che un sub, pur seguendo ogni regola, sia colpito dalla malattia da decompressione, ma ciò accade raramente. Se provi qualcuno dei sintomi sopra descritti, dopo un’immersione, vai da un medico iperbarico esperto per il trattamento.
La prevenzione costituisce la parte più importante. Seguire alcune semplici regole possono aiutarci a ridurre il pericolo di contrarre la Malattia da Decompressione. Il primo consiglio è quello di avere una vita ed un’alimentazione sane e regolari. Non fumare e sottoporsi a controlli medici costanti sono un’ulteriore raccomandazione.
Il trattamento per la MDD può essere deciso solo dal personale medico competente. In molti casi sarà una ricompressione. La possibilità di danni tissutali diminuisce fortemente con diagnosi e trattamento rapidi. La somministrazione immediata di ossigeno è importantissima.
Ci sono parecchi fattori che possono interferire con l’assorbimento ed eliminazione dell’azoto.

  • Malattie
  • Età
  • Assunzione di alcool o droghe
  • Caldo o freddo eccessivi
  • Lesioni pregresse
  • Tendenza alla coagulazione veloce
  • Obesità
  • Medicine
  • Mancanza di sonno
  • Forte affaticamento
  • Disidratazione

Siamo sempre saturi di azoto, ma il nostro naturale equilibrio è quello con la pressione atmosferica che ci circonda. Volare dopo l’immersione può essere pericoloso a causa della sovrasaturazione di azoto nel corpo, in quanto le cabine degli aerei non sono pressurizzate al livello del mare.
Per evitare problemi decompressivi raccomando di aspettare sempre almeno 24 ore, dopo l’immersione, per volare ma anche per andare in altitudine (più di 2.500 m)
Chi ha fatto più di una immersione al giorno, per parecchi giorni consecutivi, oppure ha fatto un’immersione che ha richiesto decompressione, è bene allungare ben oltre le 24 ore l’intervallo di tempo richieste prima di volare o di andare in altitudine.

Narcosi d’Azoto

La narcosi d’azoto fu descritta per la prima volta all’inizio del ‘900 da subacquei che, lavorando a profondità superiori a 30 m, incominciavano a mostrare strani comportamenti. Alcuni definirono questa sensazione come “Ebbrezza da profondità”.
Nessuno sa dire con precisione perché l’azoto, in pressione, eserciti un effetto narcotico. Una delle teorie più accreditate parla della narcosi come dovuta ad un rallentamento nel trasferimento degli impulsi nervosi nel cervello, come conseguenza dell’assorbimento eccessivo di azoto da parte del foglietto adiposo che ricopre alcuni nervi.
La pressione parziale minima di azoto, che crea gli effetti narcotici, si colloca oltre i 30 m (4 bar o ATA nell’ambiente o 3,2 bar o ATA di azoto). A maggiori profondità diventa più avvertibile. I sintomi possono manifestarsi anche in sub esperti, ed a profondità inferiori. Studi hanno mostrato che la narcosi non può essere eliminata, anche in presenza di grande esperienza. Tutti i subacquei sono affetti da questo fenomeno fisiologico.
I sintomi sono elencati qui di seguito, seguendo una logica di aumento della profondità.

  • Senso di leggerezza alla testa, confusione ed aumentata autostima o euforia
  • Comportamento anomalo
  • Compromissione della manualità
  • Capogiri
  • Disturbi visivi e/o auditivi
  • Difficoltà a ragionare o a seguire il piano
  • Disattenzione alla propria sicurezza
  • Perdita della memoria a breve e del senso dell’orientamento
    Il rischio reale di questo fenomeno è che l’insorgenza dei sintomi è subdola, ed il sub potrebbe anche non essere conscio del pericolo, fino a che non è troppo tardi.
    Esistono vari fattori che possono diminuire la resistenza alla narcosi:
  • Assunzione di alcool o droghe
  • Affaticamento
  • Accumulo di anidride carbonica
  • Ansia
  • Poca esperienza
    Il trattamento della narcosi è abbastanza semplice: risalire a quote inferiori.

Tossicità dell’Ossigeno

Tutti abbiamo bisogno dell’ossigeno, per sostenere la vita. Ma questo gas, respirato ad una pressione parziale eccessiva, diventa tossico. Ciò avviene oltre 1,6 bar di ppO2. Per l’aria la profondità teorica limite è 66 m, ben oltre i limiti dell’immersione ricreativa. Per l’ossigeno puro invece sarebbe, sulla carta, di 6 m (1,6 bar).
I sintomi possono essere riconosciuti con l’acronimo CONVUNTIT: Convulsioni, Vista disturbata, Udito compromesso, Nausea, Tremore, Irritabilità, Testa (Vertigini).

Accumulo di Anidride Carbonica (Ipercapnia)

L’anidride carbonica (CO2) è stata messa in relazione all’accelerazione dell’insorgenza della MDD, della narcosi e della tossicità dell’ossigeno. L’accumulo di CO2 (conosciuto anche con il nome di ipercapnia) è stato l’elemento scatenate di molti incidenti subacquei.
L’anidride carbonica è prodotta nel corpo umano come scoria del metabolismo (ossidazione) del cibo. La sua produzione aumenta con lo sforzo fisico e l’aumentato fabbisogno di ossigeno. Funziona anche da stimolo primario per la respirazione. Gli elevati tassi di CO2 stimolano i centri respiratori alla base del cervello, innescando la risposta polmonare ed incrementando il ritmo respiratorio.

Avvelenamento da Monossido di Carbonio

Il monossido di carbonio (CO) è il contaminante più pericoloso dell’aria respirabile. L’inalazione anche di una quantità bassa può portare ad un risultato tragico. I negozi e diving professionali hanno rigide procedure per garantire la qualità del loro gas respiratorio, e molti analizzano regolarmente la purezza dell’aria caricata. In caso di dubbio, chiedi loro l’analisi recente del gas.
Il monossido di carbonio si combina con l’emoglobina del sangue 200 volte più facilmente dell’ossigeno. L’emoglobina di solito porta sufficiente ossigeno ai tessuti. Se invece essa si lega con il CO, il sangue stesso non riesce più a portare ossigeno per i fabbisogni dei tessuti. Il monossido di carbonio ha un legame molto forte con l’emoglobina, e non è facilmente eliminabile dal corpo. Gli effetti durano nel tempo, anche se la sorgente di contaminazione viene eliminata. Se l’inquinamento prosegue, i tessuti si troveranno presto in carenza di ossigeno.
Gli effetti dell’avvelenamento da CO potrebbero essere ritardati in profondità, a causa dell’alta pressione parziale dell’ossigeno, che fa sì che ci sia una quota libera di questo gas disciolta nel sangue, più del normale. In base a ciò, invece che in profondità, gli effetti del CO verranno avvertiti in risalita, quando la pressione parziale dell’ossigeno decresce.