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Foto di copertina: Claudio Grazioli

Foto all’interno dell’articolo: Sergio Fai

Nel magico mondo sommerso, nel silenzio ovattato del mare, esiste una leggenda che narra come ebbe origine uno dei più particolari ed affascinanti animali che popolano l’ambiente marino. È uno dei soggetti più ambiti ed agognati dagli appassionati di fotografia subacquea: l’ippocampo, per tutti il cavalluccio marino.

La leggenda narra di due cavalli, che si amavano da lungo tempo, che si ritrovarono inseguiti da un branco di pericolosi ed affamati segugi. I due equini iniziarono a correre il più velocemente possibile nel tentativo di fuggire dalle grinfie dei predatori. Ma gli inseguitori non mollavano e dopo una lunga e sfiancante corsa i due purosangue si trovarono sul ciglio di un burrone, oltre al quale c’era solo il mare. Il branco di cacciatori, accortisi di aver messo in trappola le prede, si avvicinava minaccioso. I due cavalli decisero che una morte libera sarebbe stata meglio che finire tra le fauci dei loro predatori e così, uniti nella sorte, si gettarono nel precipizio per andare incontro alle profondità del mare. Ma, mentre i due purosangue precipitavano nel vuoto, accade qualcosa di magico. I loro corpi iniziarono a mutare, le zampe si allungarono, la criniera mutò e la coda si fece un tutt’uno con il resto del corpo. Una volta giunti all’impatto con la superficie del mare i due cavalli si erano trasformati in due piccolissimi animali, unici per la loro fattezza e per il loro comportamento.

Il cavalluccio marino nuota all’indietro e la sua struttura fisica è incentrata su un asse verticale anziché orizzontale. Quindi gli ippocampi hanno una posizione eretta e, sebbene durante il nuoto assumano una posizione più idrodinamica, non sono degli abili nuotatori. Un collo arcuato posiziona la testa in avanti, con un muso allungato e tubolare, dalla tipica forma equina. La pinna caudale è un prolungamento del corpo, mobile e prensile. Attraverso di essa si aggrappano ad alghe e coralli quasi disponessero di un arto supplementare. Sono rivestiti da una corazza ossea, spesso arricchita da spigoli ed aculei, che lo rendono poco appetitoso e nel contempo aiutano la sua mimetizzazione.

Questi particolari nuotatori verticali sono gli unici animali monogami. Una volta raggiunta l’età della maturità, che coincide con il periodo in cui iniziano il primo corteggiamento, scelgono un partner al quale saranno fedeli per il resto della loro vita. Uno studio sui comportamenti dei cavallucci marini ha dimostrato che se si introduce in un ambiente protetto, come un acquario, un solo esemplare femminile all’interno di un gruppo di maschi non accoppiati, tutti i maschi proveranno ad ottenere le attenzioni della femmina. Se invece si crea un ambiente opposto, composto da un unico esemplare maschio all’interno di un gruppo femminile, noteremo che le femmine non faranno nulla per mettersi in mostra mentre il maschio inizierà un corteggiamento con un unico esemplare, che amerà per sempre.
Rappresentano il miglior simbolo di fedeltà e lealtà reciproca. Rimangono insieme per tutta la loro vita e, se uno sopravvive all’altro, raramente cercano in nuovo compagno.

Sono animali incredibilmente romantici al punto da riconfermare ogni mattina, all’alba, il proprio legame con una meravigliosa danza durante la quale eseguono delle coreografiche piroette intrecciando le loro code e mutando colore.

Ma la particolarità più suggestiva di queste romantiche e fedeli coppie è quella che il maschio del cavalluccio marino è l’unico tra tutte le specie ad incaricarsi della gestazione e del parto. Infatti, dopo l’accoppiamento, la femmina deposita le uova in una apposita sacca marsupiale della quale è provvisto il maschio. In questa tasca incubatrice, al cui interno circola ossigeno e nutrimento, le uova verranno fecondate ed allevate per un periodo che varia da 4 a 6 settimane. Nella fase incubatrice la femmina farà visita al compagno ogni giorno per compiere le rituali danze di conferma del loro amore. Dopo questo periodo il cavalluccio marino maschio inizia ad avere delle contrazioni muscolari che gli permettono di espellere dalla tasca una media di 1.500 piccolissime creature, che ancora molto piccole iniziano immediatamente la loro vita in totale autonomia. A questo punto il padre ripulisce per bene la tasca marsupiale per essere pronto a ricominciare un nuovo processo riproduttivo con la sua esclusiva compagna.

In una società come la nostra, dove i rapporti di coppia sono messi duramente alla prova da una quantità di fattori che mettono a repentaglio la lealtà e la fedeltà verso il nostro partner, imitare la routine mattutina dei cavallucci marini potrebbe dare una marcia in più ad ogni relazione. La loro danza giornaliera è una continua e costante promessa d’amore che potrebbe aiutare a rinsaldare i nostri rapporti.

Altro non possiamo fare, soprattutto noi maschietti che non siamo dotati della apposita sacca marsupiale…

👌

p.s. come ho detto il cavalluccio marino è un soggetto molto agognato dai fotografi subacquei. Io, che non sono affatto un bravo fotografo subacqueo, non ne ho mai immortalato alcuno…

Quindi ringrazio gli amici Claudio Grazioli e Sergio Fai per avermi gentilmente “prestato” le loro!!!

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