Marta, la cernia che finisce viva in padella ritorna in mare

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Un esemplare di cernia
Un esemplare di cernia

Sulle bacheche dei profili di tutti coloro che amano e praticano le attività subacquee sta diventando virale la storia a lieto fine di Marta, la cernia di oltre due chili finita ancora viva in teglia e liberata in mare grazie al cuore tenero di un ristoratore di Camogli.

La storia di Marta è la stessa di tanti altri pesci che finiscono nelle reti dei pescatori, che vengono rivenduti ai ristoratori della riviera e che, in ultimo finiscono nei piatti degli avventori per deliziarne il palato.


Ma Marta è dura a morire e sopravvive parecchie ore fuori dall’acqua, al punto che arriva ancora viva e vegeta nella cucina del ristorante Cucù di Camogli gestito da tal Riccardo Braghieri.
Marta sopravvive, sempre fuori dall’acqua, anche al caldo torrido della cucina, dimenandosi e muovendo le teneramente le branchie anche quando ormai sta per finire adagiata sul fondo di una teglia in compagnia di alcune patate. Il forno caldo la sta aspettando, un tavolo di turisti affamati ha appena fatto l’ordinazione e sta assaggiando un bicchiere del fresco vino bianco che accompagnerà il lauto pranzetto.
In quel momento il ristoratore si accorge che Marta non ne vuole proprio sapere di finire sfilettata nei piatti di quegli avventori e, impietosito dalla sua sofferenza, decide di chiamare un amico pescatore al quale chiede di riconsegnarla al mare.
Marta ritorna in acqua, dapprima dentro ad un secchio, per riassaporare nuovamente il suo habitat naturale poco dopo, nelle acque antistanti la spiaggia di Camogli.

Leggi la notizia su La Stampa

Prima di consegnarla nelle fidate mani dell’amico pescatore, Riccardo Braghieri, il ristoratore dal cuore tenero, ha voluto battezzarla con il nome di Marta, come la gallina antropomorfa fidanzata di Lupo Alberto.

Riportando questa notizia non voglio assolutamente apparire come un estremista dell’ambiente né tantomeno un portabandiera di correnti alimentari che vietano l’assunzione di cibi animali.
Mi piace mangiare il pesce almeno quanto mi piace osservarlo sott’acqua e sono perfettamente conscio che il piacere del mio palato passa attraverso la sofferenza di un animale.

Non posso però negare di aver provato un leggero senso di commozione nel leggere questa notizia. Semplicemente perché, in un mondo in cui si sta perdendo ogni forma di rispetto verso il prossimo e verso l’ambiente, un piccolo esempio di sensibilità come questo mi aiuta a sperare in un futuro migliore. Soprattutto per il nostro Mare!!

👌

p.s. un sentito ringraziamento al mio amico Valerio, incallito pescatore apneista, per avermi segnalato la notizia<<<<
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1 commento

  1. Buonasera, credo che la storia di Marta si addirittura balsamica e terapeutica…riesce a farti respirare meglivin in mondo asfittico che si adopera per asfaltare ogni emozioneed inoltre aiuta a rimettermi sul percorso delle possibilita’ . Il ristoratore per questo gesto di tenerezza r pietas merita un successo fantastico nella sua attivita’ che si deve perpetuare per 77 generazioni

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